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Messina
Messina è la porta per la Sicilia e la leggendaria costa orientale con le sue belle spiagge. Assolutamente da non perdere la vista mozzafiato sull’Etna che si può godere dall’antico teatro di Taormina.
Ricco di attrattive è anche il viaggio nell’entroterra attraverso le gole basaltiche dell'Alcantara fino all'antica città greca di Tindari sulla vivace costa settentrionale.
Ogni ora dal "continente", e precisamente da Reggio Calabria, partono aliscafi diretti in Sicilia che attraversano rapidamente lo Stretto di Messina.

Infatti già dopo 30 minuti, l'imbarcazione si lascia alle spalle la grande statua della Madonna all'entrata del porto di Messina (la cosiddetta "Madonnina"). Alla sua base si legge la scritta “Vosetipsam civitatem benedicimus” (benediamo voi e la vostra città), citazione di una lettera che, secondo una leggenda, la Madonna stessa avrebbe indirizzato nel 43 d.C. ai delegati cristiani provenienti da Messina e giunti a Gerusalemme sotto la guida di S. Paolo. Nell'antichità la traversata dello Stretto di Messina era ritenuta un'impresa assai rischiosa per via di due "presenze". Sul versante calabrese era infatti in agguato Scilla, il mostro a sei teste che catturava i marinai delle navi di passaggio, mentre sul lato opposto, la dea Cariddi, con le sembianze di un vortice, trascinava nelle profondità marine chiunque le si avvicinasse. Con queste leggende nell'antichità si spiegavano le impetuose correnti che si formavano con l'alternanza delle maree e in seguito ai frequenti terremoti e maremoti, flagelli di questa regione molto attiva da un punto di vista vulcanico. Anche in tempi più recenti queste scosse telluriche sono state avvertite a Messina, il cui antico nome (Zankle, falce) deriva della forma falciforme del porto, che lascia intuire la sua fondazione greca. L'ultimo evento sismico in ordine di tempo si verificò nel 1908, quando in un giorno di dicembre, il 90 % degli edifici crollò nel giro di pochi secondi, e oltre 85000 persone morirono sotto le macerie o investite dalle altissime onde. La città era stata appena ricostruita, quando, nel 1943, venne nuovamente colpita dagli attacchi aerei degli Alleati. Oggi Messina è abitata da 248000 persone, ed è un vivace centro portuale, commerciale e universitario.
Grandi viali rettilinei, piazze ampie ed edifici moderni emanano un fascino freddo, eppure la città custodisce alcune costruzioni degne di nota. Simbolo della storia di Messina è il Duomo del XII secolo. Soltanto i grandi rilievi con scene rurali e il portale principale affiancato da leoni che sorreggono le colonne risalgono ancora all’epoca tardo-gotica. Le parti distrutte dai terremoti e da guerre sono state però ricostruite fedelmente. L'ampio interno a tre navate vanta un soffitto a travi dipinto e mosaici decorativi.
Ma l'indiscussa attrazione è senza dubbio il campanile del Duomo, con l'orologio meccanico più grande del mondo. Le statue di questo capolavoro di precisione, realizzato nel 1933 a Strasburgo, iniziano a muoversi alle 12 in punto su cinque livelli sovrapposti. In basso, una biga aggiogata a un cervo e guidata da divinità pagane indica il giorno della settimana; sul livello superiore le quattro età dell'uomo vincono la morte; più in alto si possono invece vedere il quadro con il Santuario di Montalto e il riquadro di quattro scene evangeliche che appaiono in successione a rappresentare le quattro principali festività religiose; poi si vede la consegna di una lettera da parte della Madonna agli ambasciatori di Messina, e infine due eroine dei Vespri siciliani che suonano le campane, mentre il gallo canta e il leone ruggisce. Ai lati dell'orologio sono infine rappresentati i segni zodiacali e le fasi lunari.
Sulla piazza del Duomo si trova anche la Fontana di Orione, realizzata nel 1547 da Giovanni Angelo Montarseli, allievo di Michelangelo. Ai piedi di Orione, il leggendario fondatore della città, giacciono le muscolose personificazioni dei fiumi Nilo, Ebro, Tevere e del torrente siciliano Camaro. Un vero gioiellino è la vicina Chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, costruita intorno al 1100 e ristrutturata a metà del XIII secolo. La sua abside è un tipico esempio di fusione stilistica fra l'architettura araba e quella normanna. Elementi romanici, come le tondeggianti arcate cieche sorrette da graziose colonne, si alternano a intarsi in bianco e nero di chiara influenza araba.
La statua bronzea di Don Giovanni d'Austria, davanti alla chiesa, ricorda un evento glorioso nella storia della città. Infatti il giovane feudatario, fratello illegittimo del re di Spagna Filippo II, aveva riunito la sua flotta proprio nel porto di Messina per fermare l'inarrestabile avanzata dei Turchi. Nella battaglia navale di Lepanto, avvenuta il 15 settembre 1571, il giovane non solo ottenne la vittoria sulla flotta turca, numericamente superiore, ma sventò anche le mire espansionistiche del sultano ottomano. È quindi per merito suo se l'Europa rimase cristiana.
Chi dispone di abbastanza tempo dovrebbe pianificare una visita al Museo Regionale. I pezzi qui conservati furono realizzati prevalentemente tra il XII e il XVIII secolo. Di particolare interesse sono il Polittico di S. Gregorio (1473) realizzato da Antonello da Messina e due opere del Caravaggio, dipinte nel 1608 durante il suo soggiorno a Messina (l’Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro). Il pittore bergamasco rimase nella città siciliana solo per un unno, ma questo breve periodo bastò comunque a trasmettere alla scuola pittorica locale la sua capacità di creare forti contrasti chiaroscurali e di rappresentare realisticamente i personaggi.
Una bella strada panoramica sul monte Dinnammare(1130 m) conduce al Santuario di Maria SS. di Dinnammare. Nelle giornate limpide si può godere di una magnifica vista sul paesino di Rometta, sulla città portuale di Messina, sulla Calabria e sull'intera costa ionica.
UNA STORIA INFINITA: IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA
Finalmente è fatta! Fin dagli anni '80 la commissione statale "Stretto di Messina" è impegnata nella progettazione di un ponte della lunghezza di 3,3 km per collegare la Sicilia alla Calabria. A tal fine furono commissionate innumerevoli ricerche. Il risultato di questo immenso lavoro comprendeva 13 volumi, per un totale di ben 17.575 pagine. Tuttavia l'ammontare dei costi di costruzione calcolati, il susseguirsi dei governi e le obiezioni delle organizzazioni ambientaliste hanno a lungo ostacolato una decisione. Già nel XIX secolo si cominciarono a elaborare progetti che cercavano di realizzare l'antico sogno di unire la Sicilia al continente. La maggior parte di questi furono però considerati troppo fantasiosi o rischiosi. Si è imposto soltanto il progetto di un ponte sospeso che prevede una costruzione lunga 3.360 m, ancorata a entrambe le rive con due pilastri di ferro alti 370 m. Il ponte sarà costituito da otto corsie e due binari ferroviari a 70 m di altezza dalla superficie marina. Una volta realizzato, il ponte sarà tra i più lunghi del mondo, e probabilmente il più sicuro contro i terremoti. Molti vedono nella costruzione un veicolo per la ripresa economica dell'isola, una possibilità di liberarsi della propria "insularità". Eppure i politici sono stati a lungo scettici, e anche le associazioni per la tutela ambientale hanno posto il loro veto. Nel giugno del 2002 il governo ha dato finalmente il via libera al progetto: l'inaugurazione del ponte è prevista per il 2010/2011.
SAVOCA E CASALVECCHIO
La via più rapida per sfuggire alle brutture della speculazione edilizia nella periferia di Messina è l'autostrada. La splendida panoramica sulla costa e sulla Calabria dall'altro lato dello stretto fanno di questo tratto autostradale uno dei percorsi più belli della Sicilia. Le propaggini dei monti Peloritani ospitano numerosi borghi medioevali abbarbicati sui pendii e spesso protetti da torri. Le vivaci località balneari sulla costa sabbiosa sono nate in seguito allo sviluppo del turismo di fine Ottocento. Percorrendo un bel tratto ricco di curve, si raggiunge la pittoresca località di Savoca (uscita Roccalumera), un vero e proprio nido tra le rocce dove spesso tira un forte vento. Negli anni 70 questo paesino fantasma quasi del tutto abbandonato fece da scenario al film cult sulla mafia “Il padrino”. Nel frattempo l’antico centro del borgo ai piedi delle rovine di una fortezza normanna è stato restaurato, e alle stradine lastricate in pietra sono stati aggiunti lampioni in ferro battuto. Nella piazza principale sorge l'antica Chiesa Madre con il suo bel portale rinascimentale. Questa località vanta però un'altra attrazione, a dire il vero un po' macabra. Proprio come a Palermo, nella cripta del Convento dei Cappuccini al confine del centro storico, si trovano corpi accuratamente mummificati di nobili e monaci del XVIII secolo. Avvolti negli antichi sai o in abiti eleganti, i corpi sono appesi in nicchie intonacate di bianco, oppure giacciono in sarcofagi aperti.
A 2 km da Savoca, in una bella posizione panoramica, sorge Casalvecchio Siculo. 500 m dopo l'uscita del paese, una strada si snoda attraverso la valle del fiume Agro fino alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, uno degli edifici sacri normanni meglio conservati della Sicilia orientale. All'inizio del XII secolo, la chiesa basiliana, originariamente greco-ortodossa, venne ricostruita in stile arabo-normanno. L'interno si presenta con pianta longitudinale allungata e alti archi ogivali. Le nicchie laterali a gradini, che dalle fondamenta quadrate si inarcano fino a formare due cupole, tradiscono invece un chiaro influsso islamico. La chiesa servì all'appena incoronato Ruggero II per la difesa di questo territorio conquistato tanto faticosamente.
TAORMINA
Venite in Sicilia a febbraio, e se la realtà non corrisponde ai miei quadri, vi rifonderò le spese del viaggio''. Con questa frase, il paesaggista berlinese Otto von Geleng sfidò nel 1863 i critici d'arte parigini increduli sul fatto che vi fosse una località dove a febbraio, davanti alle rovine di un antico teatro e sotto la vetta imbiancata di un vulcano attivo, potessero fiorire i mandorli. L'artista, così rapito dalla bellezza di questa città da passarvi il resto della vita, vinse la sua scommessa, e da allora i critici scettici definirono questo luogo un angolo di paradiso. Cominciò così il periodo di massimo splendore di Taormina.
Qui egli scoprì un paesaggio e delle persone che corrispondevano pienamente alla sua idea romantica dell’arcadia. Ben presto cominciò a fotografare giovani uomini davanti agli antichi scenari di Taormina, talvolta con il capo cinto da corone di alloro, talvolta con indosso vesti antiche. Queste foto, che sembravano la personificazione di antiche sculture e figure su vasi, sancirono definitivamente la fama internazionale del fotografo e di Taormina. Già nel 1374, sotto il Teatro Greco venne aperto il primo albergo, e la società mondana elesse la cittadina a ritrovo invernale. La stazione in stile liberty di Giardini Naxos, era il capolinea del diretto Londra-Parigi-Taormina, su cui viaggiarono personaggi illustri come i re Edoardo VII e Giorgio V, gli industriali Krupp, Rothschild e Vanderbilt, letterati come D.H. Lawrence, musicisti e registi, star del cinema, nonché dandy e bohémien. Nel frattempo il fascino mondano di Taormina si è un po' dissolto, ma con oltre un milione di pernottamenti l'anno, questa località resta comunque la roccaforte del turismo siciliano. La scelta degli alberghi è molto ampia, e spazia dall'hotel di lusso alla semplice pensione. Eppure, con il centro storico pedonale, i bei palazzi restaurati e la vista pittoresca, Taormina ha mantenuto intatto il suo irresistibile fascino.
INTORNO A CORSO UMBERTO
Tra Porta Messina e Porta Catania, i due bastioni della città, si snoda il lastricato corso Umberto, arteria principale di Taormina e viale da passeggio dei suoi cittadini e turisti. Già in epoca antica, qui correva la romana Via Valeria. Le origini di questo insediamento risalgono infatti a tempi molto remoti. Fondata dai Siculi, per via della sua posizione strategica Taormina fu molto ambita ai tempi sia dei Greci sia dei Romani. A partire dal 21 a.C., l'imperatore Augusto la trasformò in una colonia per veterani con numerosi monumenti. Ampliata in epoca bizantina, araba e normanna, Taormina cadde poi in una sorta di torpore sotto il dominio degli Spagnoli.
A pochi passi da Porta Messina si apre piazza Vittorio Emanuele con il merlato Palazzo Corvaja, oggi sede dell'ufficio turistico. Di stile tardo-gotico sono sia le bifore e le trifore sia la scalinata, dove alcuni rilievi mostrano scene della creazione del mondo. Nel 1409 l'edificio annesso sulla destra divenne la prima sede del parlamento siciliano, in cui il clero, i nobili e le città libere, cercarono di mantenere un po' di indipendenza dai viceré spagnoli. Oggi il palazzo ospita la raccolta Panarello, interessante soprattutto da un punto di vista folcloristico. La collezione comprende numerose immagini votive e al cune parti dei tradizionali carretti siciliani dipinti. Dietro la Chiesa di Santa Caterina (XVII secolo) con il suo bel portale barocco, sorgono i resti di un odeon romano. La capienza di questo edificio in mattoni, dove venivano eseguite rappresentazioni teatrali e musicali, era pari a un massimo di 200 spettatori.
Il Teatro Greco rappresenta senza dubbio la tappa culminante di un soggiorno sull'isola. Per una visita ben fatta si consiglia di accomodarsi prima nei posti "peggiori", ovvero in alto, dove sedevano anche i plebei e dove si può osservare un eccezionale panorama. Incorniciato dalle rovine restaurate del palcoscenico, sulle cui mura spuntano qua e là fiori selvatici dai colori decisi, il panorama abbraccia il mare splendente e la vetta innevata dell'Etna fumante.
Il teatro antico più grande della Sicilia dopo quello di Siracusa, e senz'altro il più bello del mondo greco, fu costruito nel III secolo a.C. in epoca ellenistica. Come per tutti i teatri greci, anche qui le tribune degli spettatori vennero edificate sfruttando un pendio, mentre lo scenario per le toccanti tragedie e le malinconiche commedie era costituito dal panorama naturale. L'aspetto odierno del teatro risale però ai Romani, che nel II secolo a.C. trasformarono l'orchestra greca in un'arena per sanguinose lotte tra gladiatori e caccia a belve pericolose. Un palcoscenico a due piani costituito da nicchie e colonne corinzie nascose la splendida visuale, e le tribune vennero ampliate con un doppio portico sulla sommità della cavea (gradinata). Ancora oggi il teatro possiede un'acustica eccellente, che viene sfruttata soprattutto nei mesi estivi, quando la struttura diventa il palcoscenico del rinomato festival "Taormina arte'', con presentazioni internazionali di film, teatro, balletti e musica.
Tornando su corso Umberto, ai piani inferiori degli antichi palazzi si trovano panetterie con dolci alle mandorle dal profumo invitante, eleganti boutique, prestigiosi negozi di antiquariato, ma soprattutto un numero spropositato di negozi di souvenir completamente ricoperti di gagliardetti colorati. In una strada secondaria si nasconde la naumachia, che, contrariamente a quanto si credette in origine, non era una struttura per riprodurre le battaglie navali dei Romani, ma più semplicemente costituiva il muro esterno di una cisterna.
La terrazza panoramica di piazza IX Aprile, orlata di caffè all'aperto, è anche uno spazio per i bambini, una tappa obbligata per i fotografi e un romantico punto d'incontro per la passeggiata serale. La torre dell'orologio in piazza segna l'inizio di un quartiere edificato nel XIV-XV secolo, il cui centro è costituito da piazza del Duomo. Gli interni del merlato Duomo medioevale, con un portale maggiore barocco e un rosone rinascimentale, conservano un polittico con un dipinto a olio di Antonello da Saliba (1504), un nipote di Antonello da Messina. Accanto a San Gerolamo e a San Sebastiano qui sono rappresentate anche due importanti sante siciliane con i simboli del loro martirio: a destra Santa Lucia da Siracusa con gli occhi riposti su una chiave, e a sinistra Sant'Agata da Catania con tenaglie incandescenti.
Prima di lasciare di nuovo il centro di Taormina attraversando Porta Catania, vale la pena fare un sosta sulla sinistra di Palazzo dei Duchi di S. Stefano, un palazzo tardo-gotico simile a una fortezza con bifore di pregiata fattura e applicazioni in pietra bianca e nera. Le stanze ospitano una mostra permanente dello scultore siciliano Giuseppe Mazzullo (1913-1988).
Nell'oasi verde della Villa Comunale in via Roma (d'estate aperta fino a mezzanotte) è possibile trovare un po' di quiete. Taormina deve questo giardino paradisiaco alla passione di una donna inglese che fece realizzare questo parco ricco di specie vegetali per i suoi animali esotici. Ancora una volta si gode di una bella vista sull'Etna e sulla costa, che di sera si trasforma in un mare scintillante di luci. Impossibile quindi contraddire lo scrittore francese Roger Peyrefitte, che a proposito di questa meravigliosa località scrisse: "Su questa terrazza rocciosa tra i due golfi ai piedi del monte si raccoglie tutto ciò che la divina terra ha di perfetto da offrire: Taormina è per la Sicilia ciò che la Sicilia è per il mondo".
La meta ideale per una gita nei dintorni è Castelmola (529 m), il pittoresco paesino montano sopra Taormina. L'abitato, percorso da un labirinto di vicoli e scalini lastricati, è famoso per il suo "Vino da Mandorla", un vino agrodolce e ambrato. Chi non teme le fatiche della salita viene ripagato con una bella vista che spazia fino alla costa calabrese. Nonostante i milioni di fotografie già scattate, il suo fascino continua a colpire: la piccola Isola Bella tra Mazzaro e Capo Taormina è il luogo ideale per trascorrere vacanze indimenticabili.
Capo Schisò, una lingua di basalto ricoperta di verde, costituisce il braccio meridionale della baia che si aprì sotto Taormina. Nel 735 a.C. su questo flusso lavico preistorico i Calcidesi dell'Eubea fondarono Naxos, la prima colonia greca in territorio siciliano. Purtroppo però, dell'antico insediamento non sono rimaste che le fondamenta. Nel XIX secolo, sulla bella spiaggia sabbiosa di questa zona si è sviluppata la vivace ma disordinata località turistica di Giardini Naxos.
DA TAORMINA A TINDARI
Percorrendo la SS 185 da Giardini Naxos si giunge alle imponenti gole dell'Alcantara. Un flusso lavico preistorico seppellì l'intera depressione tra i monti Peloritani e il versante nord dell'Etna e plasmò Capo Schisò, nei pressi dell'odierna Giardini Naxos. Attraverso il rapido processo di solidificazione si formò una bizzarra lava a colonne con struttura a forma di prisma. Nel corso dei millenni il fiume Alcantara, che sgorga dai monti Nebrodi, si è scavato un nuovo letto fluviale sulla lava raffreddata, dando così origine alle pittoresche gole dell'Alcantara. Da un parcheggio con segnaletica, alcuni gradini in pietra o un ascensore (a pagamento) conducono alla bocca delle gole lunghe quasi 500 m e profonde fino a 50 m. Chi desidera attraversarle, può farlo tra maggio e settembre, quando l'acqua è bassa. Si consigliano inoltre pantaloni da pescatore e stivali di gomma, Perfino in estate la temperatura dell'acqua si aggira intorno ai 12C.
La strada tortuosa conduce lungo la fertile Valle dell'Alcantara fino a Portella Mandrazzi al confine tra i monti Nebrodi e i monti Peloritani, dove si può godere una fantastica vista sulla valle e sull'Etna. Questa posizione favorevole da un punto di vista strategico non sfuggì certo ai re normanni, che a Novara di Sicilia collocarono censuari lombardi giunti sull'isola al seguito di re Ruggero nel XII secolo. Ancora oggi gli abitanti di questo paese parlano un dialetto gallico-italiano con numerosi termini liguri e lombardi. La graziosa localilà, i cui 2300 abitanti vivono prevalentemente di agricoltura, pastorizia ed economia forestale, affascina il visitatore con il suo centro storico medioevale intatto e le belle sculture nei portali della chiesa, sulle mensole dei balconi, nelle strombature delle finestre e nei palazzi nobiliari. Non a caso, nel XIX secolo, Novara si guadagnò il soprannome di "città della pietra". In un piccolo museo sito in Palazzo Stancanelli sono esposti antichi strumenti artigiani utilizzati dai calzolai, dai tessitori o dai caseari. Novara è infatti famosa per il suo formaggio caprino: il "maiorchino". Durante la settimana di carnevale le forme di questo prodotto vengono fatte rotolare per il paese durante una gara di corsa.
Appena dopo San Biagio si giunge alla tenuta romana di Tarme Vigliatore. La lussuosa villa del I secolo si articola intorno a una corte colonnata (atrìum), dietro la quale si trova il cosiddetto tablinum, un'ampia stanza per il ricevimento di ospiti arredata in modo rappresentativo con pavimento a mosaico in marmo, pietra e vetro di varie dimensioni. Gli impianti termali privati si sono conservati molto bene. Si riconosce ancora chiaramente l'ipocausto, un antico dispositivo per il riscaldamento, in cui l'aria calda veniva fatta passare attraverso tubi in argilla rettangolari collocati nelle pareti e nel pavimento. Il frigidarium (bagno con acqua fredda) era decorato da un bel mosaico in bianco e nero: su una barca circondata da delfini e da un pesce spada siedono due rematori e un pescatore con la canna.
Sulla via che porta a Tindari è possibile osservare come il paesaggio collinare scenda ripido in mare. Visibile in lontananza, regna su Capo Tindari il moderno Santuario della Madonna Nera di Tindari, meta di pellegrini soprattutto nel mese di maggio e a settembre. La terrazza panoramica offre una grandiosa vista sul golfo di Patti fino a Capo Milazzo, e nei giorni più limpidi anche fino alle Eolie. Alle pendici rocciose si estende il meraviglioso paesaggio lagunare di Marinello con le piccole distese di acqua turchese che, in base alle maree, disegnano motivi differenti nei banchi di sabbia bianca e rosa. Secondo la leggenda, la laguna nacque quando il figlio di una pellegrina che aveva inveito contro il volto scuro della Madonna bizantina, precipitò dalla scogliera. Tuttavia dalle acque si sollevò, grazie alla Vergine nera, un morbido letto di fine sabbia che salvò il bambino. Da Oliveri si giunge alle belle spiagge sabbiose in circa mezz'ora di cammino. Tindari non offre soltanto una veduta ineguagliabile. Dietro piazza Belvedere sorgono infatti le rovine di una delle ultime colonie greche in Sicilia. Insieme a Taormina, Messina e Milazzo, Tyndaris, fondata nel 396 a.C. dal tiranno di Siracusa, garantiva la sicurezza della costa orientale. Mura imponenti (tra le meglio conservate dell'isola) circondavano il paese con un impianto viario a forma di scacchiera. Ampliata dai Romani, nel I secolo Tindari fu vittima di uno smottamento, e nel IX secolo venne definitivamente distrutta dagli Arabi. Una basilica a tre piani con volta a botte che fungeva anche da sala riunioni, segna l'entrata nell'agorà, la piazza centrale, il cui aspetto è oggi caratterizzato dalla chiesa del santuario. Accanto all'agorà gli archeologi hanno finora riportato alla luce un'insula, ovvero un edificio con negozi e magazzini, nonché case con atrio e terme decorate da mosaici. Tuttavia, l'attrazione principale è rappresentata dal piccolo teatro greco-romano, di cui le Eolie costituiscono lo scenario naturale.
Molto amata è la costa compresa tra Capo Calavà e Capo d'Orlando, dove belle spiagge sabbiose si alternano a coste a picco sul mare. Le località balneari, alcune sviluppatesi in fretta, offrono buone infrastrutture. Già gli antichi Romani apprezzarono questa costa, come testimoniano i resti dell'ampia villa tardo-romana ricca di decori in mosaico presso Patti, e le Terme di Bagnoli presso Capo d'Orlando, risalenti all'epoca imperiale romana.
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