| Messina
è la porta per la Sicilia e la leggendaria costa
orientale con le sue belle spiagge. Assolutamente da
non perdere la vista mozzafiato sull’Etna che
si può godere dall’antico teatro di Taormina.
Ricco di attrattive è anche il viaggio nell’entroterra
attraverso le gole basaltiche dell'Alcantara fino all'antica
città greca di Tindari sulla vivace costa settentrionale.
Ogni
ora dal "continente", e precisamente da Reggio
Calabria, partono aliscafi diretti in Sicilia che attraversano
rapidamente lo Stretto di Messina.
Infatti già dopo 30 minuti, l'imbarcazione si
lascia alle spalle la grande statua della Madonna all'entrata
del porto di Messina (la cosiddetta "Madonnina").
Alla sua base si legge la scritta “Vosetipsam
civitatem benedicimus” (benediamo voi e la vostra
città), citazione di una lettera che, secondo
una leggenda, la Madonna stessa avrebbe indirizzato
nel 43 d.C. ai delegati cristiani provenienti da Messina
e giunti a Gerusalemme sotto la guida di S. Paolo. Nell'antichità
la traversata dello Stretto di Messina era ritenuta
un'impresa assai rischiosa per via di due "presenze".
Sul versante calabrese era infatti in agguato Scilla,
il mostro a sei teste che catturava i marinai delle
navi di passaggio, mentre sul lato opposto, la dea Cariddi,
con le sembianze di un vortice, trascinava nelle profondità
marine chiunque le si avvicinasse. Con queste leggende
nell'antichità si spiegavano le impetuose correnti
che si formavano con l'alternanza delle maree e in seguito
ai frequenti terremoti e maremoti, flagelli di questa
regione molto attiva da un punto di vista vulcanico.
Anche in tempi più recenti queste scosse telluriche
sono state avvertite a Messina, il cui antico nome (Zankle,
falce) deriva della forma falciforme del porto, che
lascia intuire la sua fondazione greca. L'ultimo evento
sismico in ordine di tempo si verificò nel 1908,
quando in un giorno di dicembre, il 90 % degli edifici
crollò nel giro di pochi secondi, e oltre 85000
persone morirono sotto le macerie o investite dalle
altissime onde. La città era stata appena ricostruita,
quando, nel 1943, venne nuovamente colpita dagli attacchi
aerei degli Alleati. Oggi Messina è abitata da
248000 persone, ed è un vivace centro portuale,
commerciale e universitario.
Grandi viali rettilinei, piazze ampie ed edifici moderni
emanano un fascino freddo, eppure la città custodisce
alcune costruzioni degne di nota. Simbolo della storia
di Messina è il Duomo del XII secolo. Soltanto
i grandi rilievi con scene rurali e il portale principale
affiancato da leoni che sorreggono le colonne risalgono
ancora all’epoca tardo-gotica. Le parti distrutte
dai terremoti e da guerre sono state però ricostruite
fedelmente. L'ampio interno a tre navate vanta un soffitto
a travi dipinto e mosaici decorativi.
Ma l'indiscussa attrazione è senza dubbio il
campanile del Duomo, con l'orologio meccanico più
grande del mondo. Le statue di questo capolavoro di
precisione, realizzato nel 1933 a Strasburgo, iniziano
a muoversi alle 12 in punto su cinque livelli sovrapposti.
In basso, una biga aggiogata a un cervo e guidata da
divinità pagane indica il giorno della settimana;
sul livello superiore le quattro età dell'uomo
vincono la morte; più in alto si possono invece
vedere il quadro con il Santuario di Montalto e il riquadro
di quattro scene evangeliche che appaiono in successione
a rappresentare le quattro principali festività
religiose; poi si vede la consegna di una lettera da
parte della Madonna agli ambasciatori di Messina, e
infine due eroine dei Vespri siciliani che suonano le
campane, mentre il gallo canta e il leone ruggisce.
Ai lati dell'orologio sono infine rappresentati i segni
zodiacali e le fasi lunari.
Sulla piazza del Duomo si trova anche la Fontana di
Orione, realizzata nel 1547 da Giovanni Angelo Montarseli,
allievo di Michelangelo. Ai piedi di Orione, il leggendario
fondatore della città, giacciono le muscolose
personificazioni dei fiumi Nilo, Ebro, Tevere e del
torrente siciliano Camaro. Un vero gioiellino è
la vicina Chiesa della SS. Annunziata dei Catalani,
costruita intorno al 1100 e ristrutturata a metà
del XIII secolo. La sua abside è un tipico esempio
di fusione stilistica fra l'architettura araba e quella
normanna. Elementi romanici, come le tondeggianti arcate
cieche sorrette da graziose colonne, si alternano a
intarsi in bianco e nero di chiara influenza araba.
La statua bronzea di Don Giovanni d'Austria, davanti
alla chiesa, ricorda un evento glorioso nella storia
della città. Infatti il giovane feudatario, fratello
illegittimo del re di Spagna Filippo II, aveva riunito
la sua flotta proprio nel porto di Messina per fermare
l'inarrestabile avanzata dei Turchi. Nella battaglia
navale di Lepanto, avvenuta il 15 settembre 1571, il
giovane non solo ottenne la vittoria sulla flotta turca,
numericamente superiore, ma sventò anche le mire
espansionistiche del sultano ottomano. È quindi
per merito suo se l'Europa rimase cristiana.
Chi dispone di abbastanza tempo dovrebbe pianificare
una visita al Museo Regionale. I pezzi qui conservati
furono realizzati prevalentemente tra il XII e il XVIII
secolo. Di particolare interesse sono il Polittico di
S. Gregorio (1473) realizzato da Antonello da Messina
e due opere del Caravaggio, dipinte nel 1608 durante
il suo soggiorno a Messina (l’Adorazione dei pastori
e la Resurrezione di Lazzaro). Il pittore bergamasco
rimase nella città siciliana solo per un unno,
ma questo breve periodo bastò comunque a trasmettere
alla scuola pittorica locale la sua capacità
di creare forti contrasti chiaroscurali e di rappresentare
realisticamente i personaggi.
Una bella strada panoramica sul monte Dinnammare(1130
m) conduce al Santuario di Maria SS. di Dinnammare.
Nelle giornate limpide si può godere di una magnifica
vista sul paesino di Rometta, sulla città portuale
di Messina, sulla Calabria e sull'intera costa ionica.
UNA STORIA INFINITA: IL
PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA
Finalmente è fatta! Fin dagli anni '80 la commissione
statale "Stretto di Messina" è impegnata
nella progettazione di un ponte della lunghezza di 3,3
km per collegare la Sicilia alla Calabria. A tal fine
furono commissionate innumerevoli ricerche. Il risultato
di questo immenso lavoro comprendeva 13 volumi, per
un totale di ben 17.575 pagine. Tuttavia l'ammontare
dei costi di costruzione calcolati, il susseguirsi dei
governi e le obiezioni delle organizzazioni ambientaliste
hanno a lungo ostacolato una decisione. Già nel
XIX secolo si cominciarono a elaborare progetti che
cercavano di realizzare l'antico sogno di unire la Sicilia
al continente. La maggior parte di questi furono però
considerati troppo fantasiosi o rischiosi. Si è
imposto soltanto il progetto di un ponte sospeso che
prevede una costruzione lunga 3.360 m, ancorata a entrambe
le rive con due pilastri di ferro alti 370 m. Il ponte
sarà costituito da otto corsie e due binari ferroviari
a 70 m di altezza dalla superficie marina. Una volta
realizzato, il ponte sarà tra i più lunghi
del mondo, e probabilmente il più sicuro contro
i terremoti. Molti vedono nella costruzione un veicolo
per la ripresa economica dell'isola, una possibilità
di liberarsi della propria "insularità".
Eppure i politici sono stati a lungo scettici, e anche
le associazioni per la tutela ambientale hanno posto
il loro veto. Nel giugno del 2002 il governo ha dato
finalmente il via libera al progetto: l'inaugurazione
del ponte è prevista per il 2010/2011.
SAVOCA E CASALVECCHIO
La via più rapida per sfuggire alle brutture
della speculazione edilizia nella periferia di Messina
è l'autostrada. La splendida panoramica sulla
costa e sulla Calabria dall'altro lato dello stretto
fanno di questo tratto autostradale uno dei percorsi
più belli della Sicilia. Le propaggini dei monti
Peloritani ospitano numerosi borghi medioevali abbarbicati
sui pendii e spesso protetti da torri. Le vivaci località
balneari sulla costa sabbiosa sono nate in seguito allo
sviluppo del turismo di fine Ottocento. Percorrendo
un bel tratto ricco di curve, si raggiunge la pittoresca
località di Savoca (uscita Roccalumera), un vero
e proprio nido tra le rocce dove spesso tira un forte
vento. Negli anni 70 questo paesino fantasma quasi del
tutto abbandonato fece da scenario al film cult sulla
mafia “Il padrino”. Nel frattempo l’antico
centro del borgo ai piedi delle rovine di una fortezza
normanna è stato restaurato, e alle stradine
lastricate in pietra sono stati aggiunti lampioni in
ferro battuto. Nella piazza principale sorge l'antica
Chiesa Madre con il suo bel portale rinascimentale.
Questa località vanta però un'altra attrazione,
a dire il vero un po' macabra. Proprio come a Palermo,
nella cripta del Convento dei Cappuccini al confine
del centro storico, si trovano corpi accuratamente mummificati
di nobili e monaci del XVIII secolo. Avvolti negli antichi
sai o in abiti eleganti, i corpi sono appesi in nicchie
intonacate di bianco, oppure giacciono in sarcofagi
aperti.
A 2 km da Savoca, in una bella posizione panoramica,
sorge Casalvecchio Siculo. 500 m dopo l'uscita del paese,
una strada si snoda attraverso la valle del fiume Agro
fino alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, uno degli edifici
sacri normanni meglio conservati della Sicilia orientale.
All'inizio del XII secolo, la chiesa basiliana, originariamente
greco-ortodossa, venne ricostruita in stile arabo-normanno.
L'interno si presenta con pianta longitudinale allungata
e alti archi ogivali. Le nicchie laterali a gradini,
che dalle fondamenta quadrate si inarcano fino a formare
due cupole, tradiscono invece un chiaro influsso islamico.
La chiesa servì all'appena incoronato Ruggero
II per la difesa di questo territorio conquistato tanto
faticosamente.
TAORMINA
Venite in Sicilia a febbraio, e se la realtà
non corrisponde ai miei quadri, vi rifonderò
le spese del viaggio''. Con questa frase, il paesaggista
berlinese Otto von Geleng sfidò nel 1863 i critici
d'arte parigini increduli sul fatto che vi fosse una
località dove a febbraio, davanti alle rovine
di un antico teatro e sotto la vetta imbiancata di un
vulcano attivo, potessero fiorire i mandorli. L'artista,
così rapito dalla bellezza di questa città
da passarvi il resto della vita, vinse la sua scommessa,
e da allora i critici scettici definirono questo luogo
un angolo di paradiso. Cominciò così il
periodo di massimo splendore di Taormina.
Qui egli scoprì un paesaggio e delle persone
che corrispondevano pienamente alla sua idea romantica
dell’arcadia. Ben presto cominciò a fotografare
giovani uomini davanti agli antichi scenari di Taormina,
talvolta con il capo cinto da corone di alloro, talvolta
con indosso vesti antiche. Queste foto, che sembravano
la personificazione di antiche sculture e figure su
vasi, sancirono definitivamente la fama internazionale
del fotografo e di Taormina. Già nel 1374, sotto
il Teatro Greco venne aperto il primo albergo, e la
società mondana elesse la cittadina a ritrovo
invernale. La stazione in stile liberty di Giardini
Naxos, era il capolinea del diretto Londra-Parigi-Taormina,
su cui viaggiarono personaggi illustri come i re Edoardo
VII e Giorgio V, gli industriali Krupp, Rothschild e
Vanderbilt, letterati come D.H. Lawrence, musicisti
e registi, star del cinema, nonché dandy e bohémien.
Nel frattempo il fascino mondano di Taormina si è
un po' dissolto, ma con oltre un milione di pernottamenti
l'anno, questa località resta comunque la roccaforte
del turismo siciliano. La scelta degli alberghi è
molto ampia, e spazia dall'hotel di lusso alla semplice
pensione. Eppure, con il centro storico pedonale, i
bei palazzi restaurati e la vista pittoresca, Taormina
ha mantenuto intatto il suo irresistibile fascino.
INTORNO A CORSO UMBERTO
Tra Porta Messina e Porta Catania, i due bastioni della
città, si snoda il lastricato corso Umberto,
arteria principale di Taormina e viale da passeggio
dei suoi cittadini e turisti. Già in epoca antica,
qui correva la romana Via Valeria. Le origini di questo
insediamento risalgono infatti a tempi molto remoti.
Fondata dai Siculi, per via della sua posizione strategica
Taormina fu molto ambita ai tempi sia dei Greci sia
dei Romani. A partire dal 21 a.C., l'imperatore Augusto
la trasformò in una colonia per veterani con
numerosi monumenti. Ampliata in epoca bizantina, araba
e normanna, Taormina cadde poi in una sorta di torpore
sotto il dominio degli Spagnoli.
A pochi passi da Porta Messina si apre piazza Vittorio
Emanuele con il merlato Palazzo Corvaja, oggi sede dell'ufficio
turistico. Di stile tardo-gotico sono sia le bifore
e le trifore sia la scalinata, dove alcuni rilievi mostrano
scene della creazione del mondo. Nel 1409 l'edificio
annesso sulla destra divenne la prima sede del parlamento
siciliano, in cui il clero, i nobili e le città
libere, cercarono di mantenere un po' di indipendenza
dai viceré spagnoli. Oggi il palazzo ospita la
raccolta Panarello, interessante soprattutto da un punto
di vista folcloristico. La collezione comprende numerose
immagini votive e al cune parti dei tradizionali carretti
siciliani dipinti. Dietro la Chiesa di Santa Caterina
(XVII secolo) con il suo bel portale barocco, sorgono
i resti di un odeon romano. La capienza di questo edificio
in mattoni, dove venivano eseguite rappresentazioni
teatrali e musicali, era pari a un massimo di 200 spettatori.
Il Teatro Greco rappresenta senza dubbio la tappa culminante
di un soggiorno sull'isola. Per una visita ben fatta
si consiglia di accomodarsi prima nei posti "peggiori",
ovvero in alto, dove sedevano anche i plebei e dove
si può osservare un eccezionale panorama. Incorniciato
dalle rovine restaurate del palcoscenico, sulle cui
mura spuntano qua e là fiori selvatici dai colori
decisi, il panorama abbraccia il mare splendente e la
vetta innevata dell'Etna fumante.
Il teatro antico più grande della Sicilia dopo
quello di Siracusa, e senz'altro il più bello
del mondo greco, fu costruito nel III secolo a.C. in
epoca ellenistica. Come per tutti i teatri greci, anche
qui le tribune degli spettatori vennero edificate sfruttando
un pendio, mentre lo scenario per le toccanti tragedie
e le malinconiche commedie era costituito dal panorama
naturale. L'aspetto odierno del teatro risale però
ai Romani, che nel II secolo a.C. trasformarono l'orchestra
greca in un'arena per sanguinose lotte tra gladiatori
e caccia a belve pericolose. Un palcoscenico a due piani
costituito da nicchie e colonne corinzie nascose la
splendida visuale, e le tribune vennero ampliate con
un doppio portico sulla sommità della cavea (gradinata).
Ancora oggi il teatro possiede un'acustica eccellente,
che viene sfruttata soprattutto nei mesi estivi, quando
la struttura diventa il palcoscenico del rinomato festival
"Taormina arte'', con presentazioni internazionali
di film, teatro, balletti e musica.
Tornando su corso Umberto, ai piani inferiori degli
antichi palazzi si trovano panetterie con dolci alle
mandorle dal profumo invitante, eleganti boutique, prestigiosi
negozi di antiquariato, ma soprattutto un numero spropositato
di negozi di souvenir completamente ricoperti di gagliardetti
colorati. In una strada secondaria si nasconde la naumachia,
che, contrariamente a quanto si credette in origine,
non era una struttura per riprodurre le battaglie navali
dei Romani, ma più semplicemente costituiva il
muro esterno di una cisterna.
La terrazza panoramica di piazza IX Aprile, orlata di
caffè all'aperto, è anche uno spazio per
i bambini, una tappa obbligata per i fotografi e un
romantico punto d'incontro per la passeggiata serale.
La torre dell'orologio in piazza segna l'inizio di un
quartiere edificato nel XIV-XV secolo, il cui centro
è costituito da piazza del Duomo. Gli interni
del merlato Duomo medioevale, con un portale maggiore
barocco e un rosone rinascimentale, conservano un polittico
con un dipinto a olio di Antonello da Saliba (1504),
un nipote di Antonello da Messina. Accanto a San Gerolamo
e a San Sebastiano qui sono rappresentate anche due
importanti sante siciliane con i simboli del loro martirio:
a destra Santa Lucia da Siracusa con gli occhi riposti
su una chiave, e a sinistra Sant'Agata da Catania con
tenaglie incandescenti.
Prima di lasciare di nuovo il centro di Taormina attraversando
Porta Catania, vale la pena fare un sosta sulla sinistra
di Palazzo dei Duchi di S. Stefano, un palazzo tardo-gotico
simile a una fortezza con bifore di pregiata fattura
e applicazioni in pietra bianca e nera. Le stanze ospitano
una mostra permanente dello scultore siciliano Giuseppe
Mazzullo (1913-1988).
Nell'oasi verde della Villa Comunale in via Roma (d'estate
aperta fino a mezzanotte) è possibile trovare
un po' di quiete. Taormina deve questo giardino paradisiaco
alla passione di una donna inglese che fece realizzare
questo parco ricco di specie vegetali per i suoi animali
esotici. Ancora una volta si gode di una bella vista
sull'Etna e sulla costa, che di sera si trasforma in
un mare scintillante di luci. Impossibile quindi contraddire
lo scrittore francese Roger Peyrefitte, che a proposito
di questa meravigliosa località scrisse: "Su
questa terrazza rocciosa tra i due golfi ai piedi del
monte si raccoglie tutto ciò che la divina terra
ha di perfetto da offrire: Taormina è per la
Sicilia ciò che la Sicilia è per il mondo".
La meta ideale per una gita nei dintorni è Castelmola
(529 m), il pittoresco paesino montano sopra Taormina.
L'abitato, percorso da un labirinto di vicoli e scalini
lastricati, è famoso per il suo "Vino da
Mandorla", un vino agrodolce e ambrato. Chi non
teme le fatiche della salita viene ripagato con una
bella vista che spazia fino alla costa calabrese. Nonostante
i milioni di fotografie già scattate, il suo
fascino continua a colpire: la piccola Isola Bella tra
Mazzaro e Capo Taormina è il luogo ideale per
trascorrere vacanze indimenticabili.
Capo Schisò, una lingua di basalto ricoperta
di verde, costituisce il braccio meridionale della baia
che si aprì sotto Taormina. Nel 735 a.C. su questo
flusso lavico preistorico i Calcidesi dell'Eubea fondarono
Naxos, la prima colonia greca in territorio siciliano.
Purtroppo però, dell'antico insediamento non
sono rimaste che le fondamenta. Nel XIX secolo, sulla
bella spiaggia sabbiosa di questa zona si è sviluppata
la vivace ma disordinata località turistica di
Giardini Naxos.
DA TAORMINA A TINDARI
Percorrendo la SS 185 da Giardini Naxos si giunge alle
imponenti gole dell'Alcantara. Un flusso lavico preistorico
seppellì l'intera depressione tra i monti Peloritani
e il versante nord dell'Etna e plasmò Capo Schisò,
nei pressi dell'odierna Giardini Naxos. Attraverso il
rapido processo di solidificazione si formò una
bizzarra lava a colonne con struttura a forma di prisma.
Nel corso dei millenni il fiume Alcantara, che sgorga
dai monti Nebrodi, si è scavato un nuovo letto
fluviale sulla lava raffreddata, dando così origine
alle pittoresche gole dell'Alcantara. Da un parcheggio
con segnaletica, alcuni gradini in pietra o un ascensore
(a pagamento) conducono alla bocca delle gole lunghe
quasi 500 m e profonde fino a 50 m. Chi desidera attraversarle,
può farlo tra maggio e settembre, quando l'acqua
è bassa. Si consigliano inoltre pantaloni da
pescatore e stivali di gomma, Perfino in estate la temperatura
dell'acqua si aggira intorno ai 12C.
La strada tortuosa conduce lungo la fertile Valle dell'Alcantara
fino a Portella Mandrazzi al confine tra i monti Nebrodi
e i monti Peloritani, dove si può godere una
fantastica vista sulla valle e sull'Etna. Questa posizione
favorevole da un punto di vista strategico non sfuggì
certo ai re normanni, che a Novara di Sicilia collocarono
censuari lombardi giunti sull'isola al seguito di re
Ruggero nel XII secolo. Ancora oggi gli abitanti di
questo paese parlano un dialetto gallico-italiano con
numerosi termini liguri e lombardi. La graziosa localilà,
i cui 2300 abitanti vivono prevalentemente di agricoltura,
pastorizia ed economia forestale, affascina il visitatore
con il suo centro storico medioevale intatto e le belle
sculture nei portali della chiesa, sulle mensole dei
balconi, nelle strombature delle finestre e nei palazzi
nobiliari. Non a caso, nel XIX secolo, Novara si guadagnò
il soprannome di "città della pietra".
In un piccolo museo sito in Palazzo Stancanelli sono
esposti antichi strumenti artigiani utilizzati dai calzolai,
dai tessitori o dai caseari. Novara è infatti
famosa per il suo formaggio caprino: il "maiorchino".
Durante la settimana di carnevale le forme di questo
prodotto vengono fatte rotolare per il paese durante
una gara di corsa.
Appena dopo San Biagio si giunge alla tenuta romana
di Tarme Vigliatore. La lussuosa villa del I secolo
si articola intorno a una corte colonnata (atrìum),
dietro la quale si trova il cosiddetto tablinum, un'ampia
stanza per il ricevimento di ospiti arredata in modo
rappresentativo con pavimento a mosaico in marmo, pietra
e vetro di varie dimensioni. Gli impianti termali privati
si sono conservati molto bene. Si riconosce ancora chiaramente
l'ipocausto, un antico dispositivo per il riscaldamento,
in cui l'aria calda veniva fatta passare attraverso
tubi in argilla rettangolari collocati nelle pareti
e nel pavimento. Il frigidarium (bagno con acqua fredda)
era decorato da un bel mosaico in bianco e nero: su
una barca circondata da delfini e da un pesce spada
siedono due rematori e un pescatore con la canna.
Sulla via che porta a Tindari è possibile osservare
come il paesaggio collinare scenda ripido in mare. Visibile
in lontananza, regna su Capo Tindari il moderno Santuario
della Madonna Nera di Tindari, meta di pellegrini soprattutto
nel mese di maggio e a settembre. La terrazza panoramica
offre una grandiosa vista sul golfo di Patti fino a
Capo Milazzo, e nei giorni più limpidi anche
fino alle Eolie. Alle pendici rocciose si estende il
meraviglioso paesaggio lagunare di Marinello con le
piccole distese di acqua turchese che, in base alle
maree, disegnano motivi differenti nei banchi di sabbia
bianca e rosa. Secondo la leggenda, la laguna nacque
quando il figlio di una pellegrina che aveva inveito
contro il volto scuro della Madonna bizantina, precipitò
dalla scogliera. Tuttavia dalle acque si sollevò,
grazie alla Vergine nera, un morbido letto di fine sabbia
che salvò il bambino. Da Oliveri si giunge alle
belle spiagge sabbiose in circa mezz'ora di cammino.
Tindari non offre soltanto una veduta ineguagliabile.
Dietro piazza Belvedere sorgono infatti le rovine di
una delle ultime colonie greche in Sicilia. Insieme
a Taormina, Messina e Milazzo, Tyndaris, fondata nel
396 a.C. dal tiranno di Siracusa, garantiva la sicurezza
della costa orientale. Mura imponenti (tra le meglio
conservate dell'isola) circondavano il paese con un
impianto viario a forma di scacchiera. Ampliata dai
Romani, nel I secolo Tindari fu vittima di uno smottamento,
e nel IX secolo venne definitivamente distrutta dagli
Arabi. Una basilica a tre piani con volta a botte che
fungeva anche da sala riunioni, segna l'entrata nell'agorà,
la piazza centrale, il cui aspetto è oggi caratterizzato
dalla chiesa del santuario. Accanto all'agorà
gli archeologi hanno finora riportato alla luce un'insula,
ovvero un edificio con negozi e magazzini, nonché
case con atrio e terme decorate da mosaici. Tuttavia,
l'attrazione principale è rappresentata dal piccolo
teatro greco-romano, di cui le Eolie costituiscono lo
scenario naturale.
Molto amata è la costa compresa tra Capo Calavà
e Capo d'Orlando, dove belle spiagge sabbiose si alternano
a coste a picco sul mare. Le località balneari,
alcune sviluppatesi in fretta, offrono buone infrastrutture.
Già gli antichi Romani apprezzarono questa costa,
come testimoniano i resti dell'ampia villa tardo-romana
ricca di decori in mosaico presso Patti, e le Terme
di Bagnoli presso Capo d'Orlando, risalenti all'epoca
imperiale romana. |