| CATANIA,
L’ETNA E LA RIVIERA DEI CICLOPI
Non fatevi spaventare dal traffico caotico della brutta
periferia. Catania, la città barocca, è
tra le metropoli più vivaci dell’isola.
La riviera dei ciclopi, ancora oggi pervasa dall’affascinante
atmosfera degli antichi miti, è l’ideale
per un’abbuffata di buon pesce. L’Etna,
con il suo alternarsi di natura rigogliosa e di deserto
lavico, rappresenta uno scenario ammaliante.
Proprio
come la fenice risorge dalle sue ceneri, così
ogni volta la "figlia nata dal fumo dell'Etna"
si è risollevata dai flussi lavici.
L'ultima devastante eruzione del vulcano si verificò
nel 1669, e poco più di due decenni dopo ciò
che era rimasto della città venne totalmente
distrutto da un terremoto. Nel XVIII secolo, sotto la
guida del costruttore edile Giovanni Battista Vaccarini,
vennero avviati i lavori di ricostruzione secondo il
modello del Barocco romano. Catania è ancora
oggi caratterizzata da ampie piazze e da un reticolo
di strade perpendicolari. Nonostante il colore nero
degli edifici barocchi, l'aspetto della città
è tutt'altro che malinconico. Durante una passeggiata
al mercato del pesce, lungo la pedonalizzata via Etnea,
oppure la sera intorno a piazza Bellini, Catania (306.000
abitanti circa) si dimostra uno dei centri più
vivaci dell'isola. Definita a lungo caotica, inefficiente
e poco sicura, la città ha voltato pagina durante
l'amministrazione del sindaco Enzo Bianco (1993-99),
trend positivo che dura ancora oggi. L'apparato amministrativo
è stato "depurato", i servizi urbani
migliorati e la criminalità aspramente combattuta.
Con un programma mirato di investimenti, il capoluogo
di provincia siculo si è presentato con successo
come centro economico. La metropoli dell'Etna è
stata promossa a centro tecnologico della Sicilia, e
con una punta di orgoglio si parla già di "Etna
Valley". I pub e i locali con musica dal vivo,
sono spuntati come funghi, e da allora ravvivano il
centro storico. Nel frattempo sono diventati una tradizione
sia i ''caffè concerto", ovvero concerti
all'aperto di musica classica e moderna nelle tiepide
notti estive, sia le rappresentazioni musicali e teatrali
del festival "Estate Catanese" nelle piazze
del centro storico.
A spasso per la città
Il perno della città è piazza Duomo, nel
cui centro si erge il simbolo di Catania: il piccolo
elefante in pietra lavica con un antico obelisco sulla
schiena. Edifici barocchi come il palazzo municipale
e l'antistante Palazzo del Seminario costeggiano la
piazza, dominata dall'imponente facciata del Duomo.
Della chiesa normanna originaria dedicata a Sant'Agata,
patrona della città, si sono conservati soltanto
le absidi semicircolari e il transetto, ben visibili
soprattutto dall'esterno. Anche le due cappelle nel
transetto risalgono all'epoca normanna. Nell'abside
destra si apre la sontuosa Cappella di Sant'Agata con
le reliquie della santa, che dal 3 al 5 febbraio, giorni
di festa patronale, vengono portate in processione per
la città con grande partecipazione da parte degli
abitanti. In questa chiesa si trova anche la tomba del
più famoso cittadino di Catania, il compositore
del bel canto Vincenzo Bellini (1801 -1835). Nel grande
affresco della sagrestia è stata immortalata
un'immagine di Catania prima dell'eruzione vulcanica
del 1669. La catastrofe naturale di quell'anno ebbe
inizio dai coni eruttivi dei monti Rossi nei pressi
di Nicolosi, durò 112 giorni e distrusse 13 paesi,
finché finalmente il flusso lavico non si aprì
un varco attraverso Catania e si riversò in mare.
Facilmente riconoscibile è il Castello Ursino,
che all'epoca si trovava ancora direttamente sul mare.
La slanciata facciata della Badia di S.Agata , nella
parte nord del Duomo, fu creata da Giovanni Battista
Vaccarini, e si inserisce in modo armonico nell'insieme
barocco. L'edificio civile più bello di Catania
è senz'altro Palazzo Biscari, la cui facciata,
decorata con volute e viticci, figure umane e putti,
è purtroppo ammirabile soltanto dalla trafficata
via Dusmet. Da piazza del Duomo una scalinata scende
verso l'animato mercato del pesce, dove è possibile
intraprendere un affascinante viaggio nel mondo dei
profumi e degli odori, e scoprire, ad esempio, i lunghi
e argentei pesci spada o i cavolfiori tipici della zona
dell'Etna, caratterizzati da un colore violetto.
Il mercato si estende quasi fino al Castello Ursino.
La roccaforte sveva fu la risposta di Federico II alle
insurrezioni scoppiate nella parte orientale della Sicilia
quando, con la cosidetta "Costituzione di Melfi",
il sovrano tentò di imporre un'amministrazione
centralizzata.
La costruzione quadrata con quattro torri angolari e
torrette semicircolari nel mezzo delle mura più
lunghe, fu investita dalla lava nel 1669. L'aquila sveva
con l'agnello tra gli artigli collocata sul lato di
entrata del castello è per molti un simbolo dei
rapporti tra l'imperatore e Catania. Oggi il castello
è sede del Museo Civico e ospita una collezione
di antichità, nonché una pinacoteca con
opere di artisti locali. Attraversando l'incompiuta
piazza Mazzini, circondata da un portico, si giunge
in piazza San Francesco, dove si trova la casa natale
del "cigno di Catania". Nel Museo Belliniano
sono stati raccolti con grande zelo numerosi ricordi
del figlio più celebre della città. Si
raccomanda inoltre di non perdere l'ambiente un po'
kitsch del Teatro Bellini, famoso anche per la sua acustica
e inaugurato nel 1890 con una rappresentazione della
Norma di Bellini.
Via Crociferi viene spesso utilizzata come scenografia
cinematografica. Tra l'arco di S. Benedetto e Villa
Cerami si possono infatti ammirare le opere del Barocco
catenese con architetture ariose, ricche decorazioni
e artistici balconi e grate in ferro battuto. Nel XVIII
secolo i gesuiti, i benedettini e gli altri ordini costruirono
chiese e monasteri sempre più sontuosi in una
sorta di sfida. Tra gli edifici più imponenti
vi sono le chiese di S. Benedetto, S. Francesco Gorgia
e S. Giuliano.
Dopo il terremoto del 1693, a Catania sarebbe dovuto
sorgere il complesso monastico più grande d'Europa,
ovvero il monastero benedettino di S. Nicolò
l'Arena in piazza Dante. Tuttavia la monumentale chiesa
del convento di S. Nicolò non venne mai completata,
e i ceppi delle imponenti colonne davanti alla facciata
si stagliano ancora oggi nel vuoto. E così i
catanesi hanno definito quest'opera incompiuta "mastodonte".
La sontuosità a cui si ispirava è testimoniata
ancora oggi dalla meridiana nel transetto, che come
tutte le meridiane presenta uno scarto rispetto all'ora
solare, ed è quindi indietro di un paio di minuti
rispetto all'ora esatta. Dal tetto della chiesa si gode
una fantastica vista fino all'Etna e al massiccio montuoso
dell'Aspromonte calabrese. Da piazza del Duomo parte
la rettilinea via Etnea, il viale dello shopping e del
passeggio lungo il quale sorgono numerosi caffé
e pasticcerie. Proprio alle spalle del municipio, con
una bella vista sull'Etna, si apre l'ampia piazza dell'Università,
circondata dalle antiche residenze nobiliari realizzate
da Vaccarini. Anche la corte interna della più
antica e per molto tempo unica università della
Sicilia è opera sua. Una delle facciate più
spettacolari della città è senza dubbio
quella tardo baracca della Collegiata, risalente al
1768. Il frontespizio a due piani, caratterizzato dall'alternanza
di colonne scure e lesene bianche, è chiuso da
un campanile centrale.
In piazza Stesicoro è possibile ammirare l'antico
passato della città. L'anfiteatro, nero come
la lava e riportato alla luce solo parzialmente, poteva
contenere fino a 15.000 spettatori e testimonia il periodo
di massima fioritura della città durante l'impero
romano. A ovest di via Crociferi si possono ammirare
altre testimonianze di quest'epoca. Qui infatti gli
archeologi hanno rinvenuto un teatro romano per 7.000
spettatori e un odeon con 1.500 posti a sedere.
Proseguendo lungo via Etnea si raggiunge il curatissimo
parco di Villa Bellini, da cui si gode una deliziosa
veduta sull'Etna e sulla città e dove circola
un trenino per i bambini. Di tanto in tanto in questa
villa si svolgono concerti e manifestazioni all'aria
aperta. I giardini botanici invitano a una passeggiata
nella flora siciliana caratterizzata da carrubi secolari,
frassini da manna, palme nane e abeti dei monti Nebrodi.
Storia industriale e architettura moderna si incontrano
nel centro culturale Le Ciminiere. Si tratta di una
ex fabbrica di zolfo (tra il porto e la stazione) magistralmente
ristrutturata. Davanti a smisurate ciminiere in mattoni
si svolgono mostre d’arte moderna e, d’estate,
rappresentazioni teatrali e concerti.
NOTTI VULCANICHE
La vita notturna si scatena nel cuore di Catania. Bar,
pub, locali di musica live e templi della disco-music
hanno cominciato a spuntare in tutti gli angoli della
vivace cittadina universitaria soprattutto agli inizi
degli anni '90 dopo che il consiglio comunale ha posticipato
gli orari di chiusura serali e rivalutato il centro
storico con restauri e iniziative culturali mirate.
Dal venerdì sera fino al mattino del lunedì
i locali offrono una vasta gamma di divertimenti notturni.
LA RIVIERA DEI CICLOPI
La Riviera dei Ciclopi è avvolta da miti e leggende
già a partire dai nomi delle località
(quasi tutti con il prefisso Aci), che ricorda la storia
di Aci e Galatea. Quest'ultima era una bella ninfa corteggiata
invano da Polifemo, ciclope che dimorava alle pendici
dell'Etna. Quando la ninfa si innamorò di Aci,
un pastore, il ciclope andò fuori di sé
dalla gelosia e uccise il giovane colpendolo con una
pietra lavica.
Tuttavia gli dei ebbero compassione di lui e lo trasformarono
in un fiume in modo che i due innamorati potessero ricongiungersi
in mare. Questo secondo quanto racconta Ovidio nelle
sue Metamorfosi, ma con molta probabilità la
leggenda allude a una violenta eruzione vulcanica in
epoca preistorica durante la quale l’Etna (Polifemo)
seppellì sotto di sé perfino il letto
di alcuni fiumi.
Aci Castello
La fertile Riviera dei Ciclopi è di origine prevalentemente
vulcanica, ma le imponenti rocce basaltiche presso l’odierna
Aci Castello si sollevarono dal mare ancora prima della
nascita dell’Etna. In corrispondenza del lato
sud del paese sono tuttora riconoscibili alcuni pillow
disposti in modo concentrico. Tali formazioni laviche
sono altrimenti osservabili solo in Islanda o in Nuova
Zelanda, e testimoniano quindi un'eruzione vulcanica
sottomarina a una profondità non troppo elevata.
Soltanto con il flusso lavico del 1169 la rupe indipendente
si unì alla terraferma e perse quindi la sua
importanti strategica. L'antico castello normanno ospita
oggi il Museo Civico, con una collezione di minerali
e una sezione archeologica molto interessanti.
Aci Trezza
L'antica attività vulcanica descritta sopra diede
origine anche ai pittoreschi Faraglioni dei Ciclopi
davanti ad Aci Trezza. Secondo la leggenda, si tratterebbe
delle rocce che Polifemo scagliò contro Ulisse
dopo che questo lo aveva accecato ed era riuscito a
fuggire dalla sua caverna con l'astuzia. I faraglioni
si ergono dal mare, simili a colonne, fino a 70 m. Noleggiando
un'imbarcazione è possibile avvicinarsi agli
scogli e osservare da vicino le loro interessanti formazioni
laviche. Tuttavia non è permesso accedervi.
Aci Trezza deve la sua fama allo scrittore Giovanni
Verga, che vi ambientò un "pezzo" della
letteratura mondiale. Qui si svolge infatti la travagliata
storia di una famiglia di pescatori siciliana, raccontata
nel romanzo I Malavoglia.
Già da molto tempo però, Aci Trezza non
è più un sonnolento paese di pescatori.
Nel frattempo anche qui si è infatti affermato
il turismo balneare e ampi tratti della costa sono occupati
da case di villeggiatura, stabilimenti e ristoranti.
Eppure, nel piccolo cantiere del porticciolo di Aci
Trezza si continuano a varare le tradizionali imbarcazioni
da pesca, e tutti i giorni, fra le 3 e le 6 del mattino,
in queste zone si tiene il mercato del pesce.
Acireale
L'animata cittadina di Acireale sorge su una terrazza
lavica che troneggia sul mare, ed era già nota
agli antichi Romani come località termale per
via delle sue fonti sulfuree. Il centro storico ben
conservato deve il suo aspetto barocco al periodo di
massima fioritura economica di questa località,
nel XVII secolo. Con la sua bella facciata e il campanile,
la chiesa riccamente adornata del santo patrono, S.
Sebastiano, è certamente un gioiello. Intorno
alla piazza centrale si concentrano il Duomo con la
facciata neogotica, la basilica dei SS. Pietro e Paolo
con una facciata barocca colonnata e il palazzo comunale
con i suoi bei balconi in ferro battuto e mensole sorrette
da personaggi leggendari. Percorrendo la vicina via
Cavour si raggiunge la Biblioteca Zelantea, testimonianza
della ricca vita culturale di Acireale. Oltre a una
pinacoteca di importanza locale, il palazzo ospita il
famoso Cesare di Acireale, uno dei ritratti più
belli dell'imperatore romano.
Merita una visita anche corso Umberto, con i suoi numerosi
negozi e le buone gelaterie che ricordano come proprio
da questa regione si sia diffuso in tutto il mondo il
rinomato gelato italiano. Dalla Villa Belvedere, in
fondo a corso Umberto, si può ammirare un bel
panorama dell'Etna e del mare. Gli estesi agrumeti che
circondano la località, sembrano poi un mare
di foglie ondeggianti. Gran parti dei limoni coltivati
ad Acireale viene esportata all'estero.
L’Etna il monte
dei miti
L'Etna rappresenta lo scenario di innumerevoli miti.
Come spiegare, se non con qualcosa di sovrannaturale
e divino, le colonne di fumo e le fontane laviche provenienti
da questo monte? Nonostante le attuali conoscenze sugli
hot spot e sulla tettonica delle placche, la mitologia
non ha affatto perso il suo fascino.
E così, secondo i Greci, il fumo e le fiamme
provenienti dal vulcano sarebbero state sputate da Tifone,
il furente gigante a 100 teste imprigionato sotto il
vulcano da Zeus, il padre degli dei. Anche Efesto, il
dio del fuoco che forgiava i fulmini per Zeus, aveva
la sua fucina sull'Etna. Tutte le volte che la divinità
soffiava sulle fiamme, l'Etna eruttava. Il Lago di Pertusa
nei pressi di Enna, fa invece da sfondo alla leggenda
secondo la quale Ade, il dio degli inferi che era in
cerca di una consorte, rapì Persefone, figlia
della dea della fertilità Demetra. Quest'ultima,
disperata per la sparizione della figlia, accese una
torcia con il fuoco dell'Etna per poterla cercare anche
di notte.
I mosaici presenti nella Villa del Casale (vicino a
Piazza Armerina) mostrano l'avventuroso Ulisse, che
durante le sue decennali peregrinazioni incontrò
sull'Etna il ciclope Polifemo. L'eroe e i suoi valorosi
compagni di viaggio finirono nella caverna del gigante
e chiesero ospitalità. Tuttavia il ciclope li
chiuse nell'antro con una grande roccia, e giorno dopo
giorno prese a mangiare gli intrusi. Ma a questo punto
l'astuto Ulisse architettò un piano. Dopo aver
stordito il mostro con del vino, gli accecò l'unico
occhio con un legno incandescente. Quando il giorno
successivo Polifemo tolse la roccia che bloccava l'uscita
della caverna per far pascolare le pecore, Ulisse e
i suoi compagni riuscirono a fuggire nascosti sotto
la pancia delle bestie.
Sull’Etna
Impossibile ignorarlo. Con tutto il fumo e i rumori,
la cenere e i lapilli che produce, da millenni l'Etna
attira su di sé l'attenzione di chiunque si trovi
nelle vicinanze, e non solo. L'ultima volta lo ha fatto
nel settembre del 2004, quando in corrispondenza del
lato sud-orientale del cratere, quello non edificato,
comparve un flusso lavico largo 2650 m. E pensare che
non si era ancora finito di rimediare ai danni causati
dal vulcano nel 2002. Allora il magma fuoriuscì
contemporaneamente dal lato sud e da quello nord-orientale.
Tuttavia, mentre sotto Torre del Filosofo il vulcano
ha lanciato in aria "soltanto" fontane laviche,
sopra Piano Provenzana gli ammassi rocciosi incandescenti
fuoriusciti da innumerevoli crateri secondari hanno
sommerso interi impianti sciistici, negozi, oltre 300
ettari di pineta antichissima. Soltanto poche altre
località in Europa offrono lo spettacolo di un
vulcano attivo come il "Mongibello", il soprannome
dato a questa montagna dagli abitanti del posto. Il
vulcano deve il suo influsso mistico alla posizione
in cui sorge. L'Etna si erge infatti solitario sulle
rive del Mar Ionio, bagnato a ovest e a sud dal fiume
Simeto e a nord dall'Alcantara. Il suo profilo uniforme,
visibile a gran distanza, si staglia nel cielo e le
sue fertili falde sono occupate da centinaia di paesini
e borghi contadini. Tanto che, con 1200 abitanti per
km2, il triangolo Nicolosi-Acireale-Etna è tra
i territori più densamente popolati della Sicilia.
Grazie alla grande quantità di minerali contenuti
nelle ceneri laviche, là dove un tempo fuoriuscivano
i distruttivi flussi lavici, la vegetazione è
infatti rinata con un'intensità doppia, se non
addirittura tripla rispetto a prima. E così oggi,
intorno all'Etna maturano mandarini, pesche, mandorle,
fichi, pistacchi, olive e uva, mentre più in
alto crescono le nocciole e le castagne. I campi di
grano e i vigneti si estendono fino a circa 1500 m,
e sino a 2000 m circa il territorio è caratterizzato
dalla regione boschiva composta da conifere sempreverdi,
castagneti, faggeti, querceti, boschi di betulle e dalla
tipica ginestra dell'Etna. E infine, tra i 2000 e i
2500 m, il paesaggio si compone di ginepri e crespini,
piante cactacee, diverse varietà di violette,
muschi e licheni. Oltre questo limite altimetrico regna
un deserto lavico privo di vegetazione. Eppure, ogni
giorno il vulcano potrebbe eruttare di nuovo e divorare
case e campi. Se da un lato, grazie a un sofisticato
sistema di preallarme, non sussistono pericoli per la
vita umana, dall'altro un'eruzione da uno dei quattro
crateri della vetta o dagli oltre 200 crateri laterali
potrebbe spazzare via in pochissimo tempo non solo qualche
casa di villeggiatura abusiva, ma anche il fondamento
per la sussistenza degli abitanti della zona. Il magma
incandescente fuoriesce dalle viscere della terra a
una velocità che può raggiungere anche
i 10 m al secondo e una temperatura di circa 1000 °C.
Inoltre, il percorso intrapreso dalla lava non è
purtroppo calcolabile, e da tempi immemorabili gli uomini
hanno sempre cercato di incanalare il flusso lavico.
Quando, durante la grande eruzione del 1991/92, il paese
di Zafferana Etnea fu minacciato dal magma, i vulcanologi
ricorsero alla dinamite e gli ingegneri fecero scavare
dei canali e ammassare dei terrapieni per deviare il
flusso lavico. Infine si tentò di disperdere
il magma utilizzando dei blocchi di cemento. Molte persone
a Zafferana confidarono però soprattutto nell'aiuto
della Madonna e organizzarono processioni in suo onore.
E così, quando agli inizi di giugno del 1992
la massa incandescente si bloccò a soli 700 m
di distanza dalla località, tutti pensarono a
un miracolo della Vergine. In ultima istanza però,
fu proprio l'Etna a mettere la parola fine a quest'incubo.
Oggi il limite della colata, è segnalato da una
statua di Maria ai margini di Zafferana Etnea. Lungo
la roccia infreddata è già stata realizzata
una nuova strada. Anche durante l'eruzione del luglio
2001 la lava si bloccò ad appena quattro chilometri
da Nicolosi, e oggi la strada che collega questa località
e il Rifugio Sapienza è di nuovo percorribile.
Per impedire un'attività edilizia selvaggia e
la conseguente distruzione del paesaggio, nel 1987 è
stato istituito il Parco dell'Etna, con una superficie
di quasi 60.000 ettari. Cinque zone con diversi obblighi
restrittivi regolano la "convivenza" tra agricoltura
e tutela ambientale. Da allora sull'Etna nidificano
di nuovo le aquile reali, mentre gli sparvieri e i falchi
volteggiano sui deserti lavici. Per gli amanti della
natura e gli escursionisti vi sono numerosi sentieri
segnalati con vari livelli di difficoltà. La
salita sulla vetta è un'esperienza senza pari.
In caso di bel tempo è possibile raggiungere
la cima da due punti. Importante: fino a maggio inoltrato
la vetta dell'Etna è ancora ricoperta di neve.
Si consigliano dunque abiti caldi (antivento), scarpe
solide e occhiali da sole e si raccomanda di non sottovalutare
l'alto dislivello di oltre 3000 m. Il lato sud si raggiunge
da Catania passando da Nicolosi, la “porta per
l'Etna". Una nuova strada ben realizzata sale con
ampi tornanti attraverso la nera massa lavica. Solo
il tetto di una casa che spunta da un mare solido di
pietra ricorda ciò che giace sepolto sotto il
magma. Dal Rifugio Sapienza (1927 m), eccellente struttura
turistica aperta nel 1892 nelle immediate vicinanze
dei crateri Silvestri, si prende la cabinovia per la
stazione a monte, e da lì, con pulmini e fuoristrada,
si può arrivare fino a un'altezza di circa 3000
m. Durante il tragitto si passa per la Valle del Bove,
dove è possibile osservare le conseguenze delle
eruzioni più recenti. La salita ai veri e propri
margini dei crateri è vietata a causa del costante
pericolo di caduta massi e della fuoriuscita di gas
e ceneri. Eppure, anche solo il paesaggio lunare disseminato
di piccole pietre tonde (dette lapilli) merita una visita.
Qui una vera sorpresa attende i visitatori: migliaia
di coccinelle nascoste sotto le pietre in cerca di calore,
e, in lontananza, la bocca del cratere che rumoreggia
e fuma. Nella devastante eruzione dell'autunno 2002
la stazione a valle di Piano Provenzana (sul lato nord-orientale
del vulcano) è stata sepolta dalle colate laviche.
Il magma ha tracciato ampie piste anche tra le antiche
pinete. Nell'inverno 2004/2005 sono tornati in funzione
due skilift, ma dovrà passare ancora del tempo
prima che gli sciatori possano lanciarsi di nuovo su
entrambi i lati del vulcano.
Intorno all’Etna
Per scoprire la varietà paesaggistica dell'Etna
e i graziosi paesini sulle sue pendici, l'alternativa
migliore è quella di fare un giro del vulcano,
magari con la Circumetnea, una ferrovia a scartamento
ridotto degli anni '50. La gita comincia a Riposto e
dura circa tre ore. Il punto più alto lo si raggiunge
a Bronte (760 m), il paese dei pistacchi. Naturalmente
è possibile sostare tutte le volte che lo si
desidera. A Giarre passano le coincidenze per Catania
e Messina.
Anche una visita in auto (150 km) sarà ricca
di fascino. Da Catania, la cui conurbazione si estende
già sulle località circostanti, si imbocca
la SS 121. A Motta S. Anastasia sorge il primo castello
normanno con merlatura, che Ruggero I fece edificare
alla fine dell'XI secolo per proteggere l'appena conquistata
Catania. Anche il flusso lavico su cui fu eretto l'edificio
è interessante da un punto di vista geologico.
Sul lato sud è infatti ben evidente la caratteristica
lava a colonna. Con ogni probabilità si tratta
del camino colmo di magma di un mini-vulcano. Da poco
è di nuovo accessibile il castello Normanno di
Paternò, caratterizzato da una forma cubica.
Dal suo interno ben conservato, (con un salone delle
armi e una cappella) si giunge sulla terrazza, che offre
una bellissima vista sull'Etna, sui vasti aranceti e
sulle coltivazioni di pomodori, principali fonti del
reddito locale.
Tra paesi più antichi dell'Etna spicca anche
il grazioso Adrano, le cui origini risalgono al Neolitico
e al primo periodo dei Siculi. Adranons fu però
fondata dai Greci nel 400 a.C., durante il regno di
Dionisio I, tiranno di Siracusa. La presenza dei Greci
è testimoniata dalle mura costruite con immensi
blocchi lavici al margine del centro storico. I ricchi
reperti archeologi, tra cui il busto in terracotta di
una dea sicula (V secolo a.C.). sono conservati nell'imponente
Castello normanno. La navata centrale della vicina Chiesa
Madre è sorretta dalle colonne di lava dell'antico
tempio di Adrano. Anche il monastero benedettino di
S. Lucia risale all'epoca normanna. Dopo il terremoto
del 1693 la facciata della chiesa monasteriale fu ricostruita
in stile barocco. Una bella testimonianza dell’architettura
medioevale è il Ponte dei Saraceni (a 4 km in
direzione nord-ovest da Adrano), che si erge con ampie
arcate sul Simeto. Una passeggiata verso nord lungo
la riva del fiume conduce alle pittoresche gole del
Simeto che, come quelle dell'Alcantara, hanno avuto
origine dal flusso lavico eroso dall'acqua.
Sulla strada per Bronte gli agrumeti cedono lentamente
il passo alle coltivazioni di fichi, ulivi e soprattutto
pistacchi. L'odierna località si sviluppò
a partire dalla metà del XVI secolo, quando Bronte
divenne il centro amministrativo dei borghi vicini.
La maggior parte delle chiese del luogo è realizzata
in stile rinascimentale. Solo il Collegio Capizzi in
corso Umberto, che nel XVIII secolo era un rinomato
istituto educativo, ostenta con orgoglio una facciata
rococò. Vale la pena visitare anche il Castello
Maniace, 13 km a nord di Bronte, il cui nome deriva
dal generale di Bisanzio che fece erigere un monastero
benedettino sul suolo dove egli, nel 1040, aveva trionfato
sui Saraceni. Alla fine del XVIII secolo la proprietà
dell'edificio, più volte ricostruito, passò
all'ammiraglio Lord Nelson. Nel 1799 il re borbone Ferdinando
IV lo nominò duca di Bronte e gli donò
il castello come ringraziamento per l'aiuto prestato
nella lotta contro la Repubblica partenopea. Oggi, dopo
una profonda ristrutturazione, il castello è
di nuovo aperto al pubblico. Oltre al curato giardino
all'inglese, è degna di nota soprattutto la chiesetta
con il portale ogivale e i capitelli figurativi finemente
lavorati risalenti all'epoca tardonormanna.
Sulla via per "l'inferno di Randazzo", come
lo scrittore siciliano Tomasi di Lampedusa definì
il paese a causa del suo clima estremo (soffocante d’estate
e piovoso d'inverno), si attraversa l'imponente colata
di Santa Venera, caratterizzata da formazioni laviche
di tipo pahoehoe, detta anche lava a lastre o a corda.
Nonostante la sua vicinanza al cratere del vulcano,
Randazzo, il paese nero come la lava, è stato
sempre risparmiato dalle eruzioni. Molto più
dannosi sono stati invece i bombardamenti del secondo
conflitto mondiale. Qui infatti si svolse l'ultima battaglia
tra i tedeschi e le truppe alleate. Si consiglia comunque
di visitare il grazioso centro storico con portici medioevali
(via degli Archi) e tre imponenti chiese che fino al
XX secolo hanno rappresentato le tre popolazioni (lombarda,
latina e bizantina) stabilitesi in diversi quartieri
del paese nel corso del tempo.
Particolarmente bella è la Cattedrale normanna
di Santa Maria, le cui absidi si stagliano imponenti
verso il cielo. La facciata neogotica e il campanile
risalgono al XIX secolo. Da non perdere è anche
la Chiesa di San Martino, che vanta ricchi arredi e
un campanile ben conservato del XIII secolo. Gli interni
sono decorati da quadri della scuola di Gagini e dal
polittico (attribuito ad Antonello da Saliba) con scene
della vita di Maria. Il castello svevo, che sorge di
fronte alla chiesa, ospita il Museo archeologico Vagliasindi,
con reperti preistorici, greci e bizantini (soprattutto
ceramiche e monete) e una piccola raccolta di burattini.
A est è possibile osservare quanto la desolazione
vulcanica e la fertilità siano vicine. Dopo aver
attraversato il flusso lavico del 1981 con pezzi di
magma raffreddato talora molto aguzzi, la strada costeggia
i pendii coltivali a vite dove si producono le uve per
il Solicchiata, e poco dopo giunge all'unico campo da
golf della Sicilia. Dalla placida Linguaglossa, che
probabilmente deve il suo nome a una grande lingua di
lava, la strada "Mareneve" conduce a Piano
Provenzana sul lato nord.
Prima di ritornare sulla costa, vale la pena fermarsi
nel favoloso paesaggio fluviale della Riserva Fiumefreddo.
Il fiume nasce sul lato nord-orientale dell'Etna, ma
scompare subito sotto la crosta lavica permeabile; per
riaffiorare poi soltanto 40 km più a valle. Sulle
rive del fiume ghiacciato cresce una flora acquatica
affascinante: ranuncolacee, iris acquatici, pioppi tremuli,
ma anche papiri. |