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Catania
CATANIA, L’ETNA E LA RIVIERA DEI CICLOPI
Non fatevi spaventare dal traffico caotico della brutta periferia. Catania, la città barocca, è tra le metropoli più vivaci dell’isola. La riviera dei ciclopi, ancora oggi pervasa dall’affascinante atmosfera degli antichi miti, è l’ideale per un’abbuffata di buon pesce. L’Etna, con il suo alternarsi di natura rigogliosa e di deserto lavico, rappresenta uno scenario ammaliante.
Proprio come la fenice risorge dalle sue ceneri, così ogni volta la "figlia nata dal fumo dell'Etna" si è risollevata dai flussi lavici.

L'ultima devastante eruzione del vulcano si verificò nel 1669, e poco più di due decenni dopo ciò che era rimasto della città venne totalmente distrutto da un terremoto. Nel XVIII secolo, sotto la guida del costruttore edile Giovanni Battista Vaccarini, vennero avviati i lavori di ricostruzione secondo il modello del Barocco romano. Catania è ancora oggi caratterizzata da ampie piazze e da un reticolo di strade perpendicolari. Nonostante il colore nero degli edifici barocchi, l'aspetto della città è tutt'altro che malinconico. Durante una passeggiata al mercato del pesce, lungo la pedonalizzata via Etnea, oppure la sera intorno a piazza Bellini, Catania (306.000 abitanti circa) si dimostra uno dei centri più vivaci dell'isola. Definita a lungo caotica, inefficiente e poco sicura, la città ha voltato pagina durante l'amministrazione del sindaco Enzo Bianco (1993-99), trend positivo che dura ancora oggi. L'apparato amministrativo è stato "depurato", i servizi urbani migliorati e la criminalità aspramente combattuta. Con un programma mirato di investimenti, il capoluogo di provincia siculo si è presentato con successo come centro economico. La metropoli dell'Etna è stata promossa a centro tecnologico della Sicilia, e con una punta di orgoglio si parla già di "Etna Valley". I pub e i locali con musica dal vivo, sono spuntati come funghi, e da allora ravvivano il centro storico. Nel frattempo sono diventati una tradizione sia i ''caffè concerto", ovvero concerti all'aperto di musica classica e moderna nelle tiepide notti estive, sia le rappresentazioni musicali e teatrali del festival "Estate Catanese" nelle piazze del centro storico.
A spasso per la città
Il perno della città è piazza Duomo, nel cui centro si erge il simbolo di Catania: il piccolo elefante in pietra lavica con un antico obelisco sulla schiena. Edifici barocchi come il palazzo municipale e l'antistante Palazzo del Seminario costeggiano la piazza, dominata dall'imponente facciata del Duomo. Della chiesa normanna originaria dedicata a Sant'Agata, patrona della città, si sono conservati soltanto le absidi semicircolari e il transetto, ben visibili soprattutto dall'esterno. Anche le due cappelle nel transetto risalgono all'epoca normanna. Nell'abside destra si apre la sontuosa Cappella di Sant'Agata con le reliquie della santa, che dal 3 al 5 febbraio, giorni di festa patronale, vengono portate in processione per la città con grande partecipazione da parte degli abitanti. In questa chiesa si trova anche la tomba del più famoso cittadino di Catania, il compositore del bel canto Vincenzo Bellini (1801 -1835). Nel grande affresco della sagrestia è stata immortalata un'immagine di Catania prima dell'eruzione vulcanica del 1669. La catastrofe naturale di quell'anno ebbe inizio dai coni eruttivi dei monti Rossi nei pressi di Nicolosi, durò 112 giorni e distrusse 13 paesi, finché finalmente il flusso lavico non si aprì un varco attraverso Catania e si riversò in mare. Facilmente riconoscibile è il Castello Ursino, che all'epoca si trovava ancora direttamente sul mare.
La slanciata facciata della Badia di S.Agata , nella parte nord del Duomo, fu creata da Giovanni Battista Vaccarini, e si inserisce in modo armonico nell'insieme barocco. L'edificio civile più bello di Catania è senz'altro Palazzo Biscari, la cui facciata, decorata con volute e viticci, figure umane e putti, è purtroppo ammirabile soltanto dalla trafficata via Dusmet. Da piazza del Duomo una scalinata scende verso l'animato mercato del pesce, dove è possibile intraprendere un affascinante viaggio nel mondo dei profumi e degli odori, e scoprire, ad esempio, i lunghi e argentei pesci spada o i cavolfiori tipici della zona dell'Etna, caratterizzati da un colore violetto.
Il mercato si estende quasi fino al Castello Ursino. La roccaforte sveva fu la risposta di Federico II alle insurrezioni scoppiate nella parte orientale della Sicilia quando, con la cosidetta "Costituzione di Melfi", il sovrano tentò di imporre un'amministrazione centralizzata.
La costruzione quadrata con quattro torri angolari e torrette semicircolari nel mezzo delle mura più lunghe, fu investita dalla lava nel 1669. L'aquila sveva con l'agnello tra gli artigli collocata sul lato di entrata del castello è per molti un simbolo dei rapporti tra l'imperatore e Catania. Oggi il castello è sede del Museo Civico e ospita una collezione di antichità, nonché una pinacoteca con opere di artisti locali. Attraversando l'incompiuta piazza Mazzini, circondata da un portico, si giunge in piazza San Francesco, dove si trova la casa natale del "cigno di Catania". Nel Museo Belliniano sono stati raccolti con grande zelo numerosi ricordi del figlio più celebre della città. Si raccomanda inoltre di non perdere l'ambiente un po' kitsch del Teatro Bellini, famoso anche per la sua acustica e inaugurato nel 1890 con una rappresentazione della Norma di Bellini.
Via Crociferi viene spesso utilizzata come scenografia cinematografica. Tra l'arco di S. Benedetto e Villa Cerami si possono infatti ammirare le opere del Barocco catenese con architetture ariose, ricche decorazioni e artistici balconi e grate in ferro battuto. Nel XVIII secolo i gesuiti, i benedettini e gli altri ordini costruirono chiese e monasteri sempre più sontuosi in una sorta di sfida. Tra gli edifici più imponenti vi sono le chiese di S. Benedetto, S. Francesco Gorgia e S. Giuliano.
Dopo il terremoto del 1693, a Catania sarebbe dovuto sorgere il complesso monastico più grande d'Europa, ovvero il monastero benedettino di S. Nicolò l'Arena in piazza Dante. Tuttavia la monumentale chiesa del convento di S. Nicolò non venne mai completata, e i ceppi delle imponenti colonne davanti alla facciata si stagliano ancora oggi nel vuoto. E così i catanesi hanno definito quest'opera incompiuta "mastodonte". La sontuosità a cui si ispirava è testimoniata ancora oggi dalla meridiana nel transetto, che come tutte le meridiane presenta uno scarto rispetto all'ora solare, ed è quindi indietro di un paio di minuti rispetto all'ora esatta. Dal tetto della chiesa si gode una fantastica vista fino all'Etna e al massiccio montuoso dell'Aspromonte calabrese. Da piazza del Duomo parte la rettilinea via Etnea, il viale dello shopping e del passeggio lungo il quale sorgono numerosi caffé e pasticcerie. Proprio alle spalle del municipio, con una bella vista sull'Etna, si apre l'ampia piazza dell'Università, circondata dalle antiche residenze nobiliari realizzate da Vaccarini. Anche la corte interna della più antica e per molto tempo unica università della Sicilia è opera sua. Una delle facciate più spettacolari della città è senza dubbio quella tardo baracca della Collegiata, risalente al 1768. Il frontespizio a due piani, caratterizzato dall'alternanza di colonne scure e lesene bianche, è chiuso da un campanile centrale.
In piazza Stesicoro è possibile ammirare l'antico passato della città. L'anfiteatro, nero come la lava e riportato alla luce solo parzialmente, poteva contenere fino a 15.000 spettatori e testimonia il periodo di massima fioritura della città durante l'impero romano. A ovest di via Crociferi si possono ammirare altre testimonianze di quest'epoca. Qui infatti gli archeologi hanno rinvenuto un teatro romano per 7.000 spettatori e un odeon con 1.500 posti a sedere.
Proseguendo lungo via Etnea si raggiunge il curatissimo parco di Villa Bellini, da cui si gode una deliziosa veduta sull'Etna e sulla città e dove circola un trenino per i bambini. Di tanto in tanto in questa villa si svolgono concerti e manifestazioni all'aria aperta. I giardini botanici invitano a una passeggiata nella flora siciliana caratterizzata da carrubi secolari, frassini da manna, palme nane e abeti dei monti Nebrodi.
Storia industriale e architettura moderna si incontrano nel centro culturale Le Ciminiere. Si tratta di una ex fabbrica di zolfo (tra il porto e la stazione) magistralmente ristrutturata. Davanti a smisurate ciminiere in mattoni si svolgono mostre d’arte moderna e, d’estate, rappresentazioni teatrali e concerti.
NOTTI VULCANICHE
La vita notturna si scatena nel cuore di Catania. Bar, pub, locali di musica live e templi della disco-music hanno cominciato a spuntare in tutti gli angoli della vivace cittadina universitaria soprattutto agli inizi degli anni '90 dopo che il consiglio comunale ha posticipato gli orari di chiusura serali e rivalutato il centro storico con restauri e iniziative culturali mirate. Dal venerdì sera fino al mattino del lunedì i locali offrono una vasta gamma di divertimenti notturni.
LA RIVIERA DEI CICLOPI
La Riviera dei Ciclopi è avvolta da miti e leggende già a partire dai nomi delle località (quasi tutti con il prefisso Aci), che ricorda la storia di Aci e Galatea. Quest'ultima era una bella ninfa corteggiata invano da Polifemo, ciclope che dimorava alle pendici dell'Etna. Quando la ninfa si innamorò di Aci, un pastore, il ciclope andò fuori di sé dalla gelosia e uccise il giovane colpendolo con una pietra lavica.
Tuttavia gli dei ebbero compassione di lui e lo trasformarono in un fiume in modo che i due innamorati potessero ricongiungersi in mare. Questo secondo quanto racconta Ovidio nelle sue Metamorfosi, ma con molta probabilità la leggenda allude a una violenta eruzione vulcanica in epoca preistorica durante la quale l’Etna (Polifemo) seppellì sotto di sé perfino il letto di alcuni fiumi.
Aci Castello
La fertile Riviera dei Ciclopi è di origine prevalentemente vulcanica, ma le imponenti rocce basaltiche presso l’odierna Aci Castello si sollevarono dal mare ancora prima della nascita dell’Etna. In corrispondenza del lato sud del paese sono tuttora riconoscibili alcuni pillow disposti in modo concentrico. Tali formazioni laviche sono altrimenti osservabili solo in Islanda o in Nuova Zelanda, e testimoniano quindi un'eruzione vulcanica sottomarina a una profondità non troppo elevata.
Soltanto con il flusso lavico del 1169 la rupe indipendente si unì alla terraferma e perse quindi la sua importanti strategica. L'antico castello normanno ospita oggi il Museo Civico, con una collezione di minerali e una sezione archeologica molto interessanti.
Aci Trezza
L'antica attività vulcanica descritta sopra diede origine anche ai pittoreschi Faraglioni dei Ciclopi davanti ad Aci Trezza. Secondo la leggenda, si tratterebbe delle rocce che Polifemo scagliò contro Ulisse dopo che questo lo aveva accecato ed era riuscito a fuggire dalla sua caverna con l'astuzia. I faraglioni si ergono dal mare, simili a colonne, fino a 70 m. Noleggiando un'imbarcazione è possibile avvicinarsi agli scogli e osservare da vicino le loro interessanti formazioni laviche. Tuttavia non è permesso accedervi.
Aci Trezza deve la sua fama allo scrittore Giovanni Verga, che vi ambientò un "pezzo" della letteratura mondiale. Qui si svolge infatti la travagliata storia di una famiglia di pescatori siciliana, raccontata nel romanzo I Malavoglia.
Già da molto tempo però, Aci Trezza non è più un sonnolento paese di pescatori. Nel frattempo anche qui si è infatti affermato il turismo balneare e ampi tratti della costa sono occupati da case di villeggiatura, stabilimenti e ristoranti. Eppure, nel piccolo cantiere del porticciolo di Aci Trezza si continuano a varare le tradizionali imbarcazioni da pesca, e tutti i giorni, fra le 3 e le 6 del mattino, in queste zone si tiene il mercato del pesce.
Acireale
L'animata cittadina di Acireale sorge su una terrazza lavica che troneggia sul mare, ed era già nota agli antichi Romani come località termale per via delle sue fonti sulfuree. Il centro storico ben conservato deve il suo aspetto barocco al periodo di massima fioritura economica di questa località, nel XVII secolo. Con la sua bella facciata e il campanile, la chiesa riccamente adornata del santo patrono, S. Sebastiano, è certamente un gioiello. Intorno alla piazza centrale si concentrano il Duomo con la facciata neogotica, la basilica dei SS. Pietro e Paolo con una facciata barocca colonnata e il palazzo comunale con i suoi bei balconi in ferro battuto e mensole sorrette da personaggi leggendari. Percorrendo la vicina via Cavour si raggiunge la Biblioteca Zelantea, testimonianza della ricca vita culturale di Acireale. Oltre a una pinacoteca di importanza locale, il palazzo ospita il famoso Cesare di Acireale, uno dei ritratti più belli dell'imperatore romano.
Merita una visita anche corso Umberto, con i suoi numerosi negozi e le buone gelaterie che ricordano come proprio da questa regione si sia diffuso in tutto il mondo il rinomato gelato italiano. Dalla Villa Belvedere, in fondo a corso Umberto, si può ammirare un bel panorama dell'Etna e del mare. Gli estesi agrumeti che circondano la località, sembrano poi un mare di foglie ondeggianti. Gran parti dei limoni coltivati ad Acireale viene esportata all'estero.
L’Etna il monte dei miti
L'Etna rappresenta lo scenario di innumerevoli miti. Come spiegare, se non con qualcosa di sovrannaturale e divino, le colonne di fumo e le fontane laviche provenienti da questo monte? Nonostante le attuali conoscenze sugli hot spot e sulla tettonica delle placche, la mitologia non ha affatto perso il suo fascino.
E così, secondo i Greci, il fumo e le fiamme provenienti dal vulcano sarebbero state sputate da Tifone, il furente gigante a 100 teste imprigionato sotto il vulcano da Zeus, il padre degli dei. Anche Efesto, il dio del fuoco che forgiava i fulmini per Zeus, aveva la sua fucina sull'Etna. Tutte le volte che la divinità soffiava sulle fiamme, l'Etna eruttava. Il Lago di Pertusa nei pressi di Enna, fa invece da sfondo alla leggenda secondo la quale Ade, il dio degli inferi che era in cerca di una consorte, rapì Persefone, figlia della dea della fertilità Demetra. Quest'ultima, disperata per la sparizione della figlia, accese una torcia con il fuoco dell'Etna per poterla cercare anche di notte.
I mosaici presenti nella Villa del Casale (vicino a Piazza Armerina) mostrano l'avventuroso Ulisse, che durante le sue decennali peregrinazioni incontrò sull'Etna il ciclope Polifemo. L'eroe e i suoi valorosi compagni di viaggio finirono nella caverna del gigante e chiesero ospitalità. Tuttavia il ciclope li chiuse nell'antro con una grande roccia, e giorno dopo giorno prese a mangiare gli intrusi. Ma a questo punto l'astuto Ulisse architettò un piano. Dopo aver stordito il mostro con del vino, gli accecò l'unico occhio con un legno incandescente. Quando il giorno successivo Polifemo tolse la roccia che bloccava l'uscita della caverna per far pascolare le pecore, Ulisse e i suoi compagni riuscirono a fuggire nascosti sotto la pancia delle bestie.
Sull’Etna
Impossibile ignorarlo. Con tutto il fumo e i rumori, la cenere e i lapilli che produce, da millenni l'Etna attira su di sé l'attenzione di chiunque si trovi nelle vicinanze, e non solo. L'ultima volta lo ha fatto nel settembre del 2004, quando in corrispondenza del lato sud-orientale del cratere, quello non edificato, comparve un flusso lavico largo 2650 m. E pensare che non si era ancora finito di rimediare ai danni causati dal vulcano nel 2002. Allora il magma fuoriuscì contemporaneamente dal lato sud e da quello nord-orientale. Tuttavia, mentre sotto Torre del Filosofo il vulcano ha lanciato in aria "soltanto" fontane laviche, sopra Piano Provenzana gli ammassi rocciosi incandescenti fuoriusciti da innumerevoli crateri secondari hanno sommerso interi impianti sciistici, negozi, oltre 300 ettari di pineta antichissima. Soltanto poche altre località in Europa offrono lo spettacolo di un vulcano attivo come il "Mongibello", il soprannome dato a questa montagna dagli abitanti del posto. Il vulcano deve il suo influsso mistico alla posizione in cui sorge. L'Etna si erge infatti solitario sulle rive del Mar Ionio, bagnato a ovest e a sud dal fiume Simeto e a nord dall'Alcantara. Il suo profilo uniforme, visibile a gran distanza, si staglia nel cielo e le sue fertili falde sono occupate da centinaia di paesini e borghi contadini. Tanto che, con 1200 abitanti per km2, il triangolo Nicolosi-Acireale-Etna è tra i territori più densamente popolati della Sicilia. Grazie alla grande quantità di minerali contenuti nelle ceneri laviche, là dove un tempo fuoriuscivano i distruttivi flussi lavici, la vegetazione è infatti rinata con un'intensità doppia, se non addirittura tripla rispetto a prima. E così oggi, intorno all'Etna maturano mandarini, pesche, mandorle, fichi, pistacchi, olive e uva, mentre più in alto crescono le nocciole e le castagne. I campi di grano e i vigneti si estendono fino a circa 1500 m, e sino a 2000 m circa il territorio è caratterizzato dalla regione boschiva composta da conifere sempreverdi, castagneti, faggeti, querceti, boschi di betulle e dalla tipica ginestra dell'Etna. E infine, tra i 2000 e i 2500 m, il paesaggio si compone di ginepri e crespini, piante cactacee, diverse varietà di violette, muschi e licheni. Oltre questo limite altimetrico regna un deserto lavico privo di vegetazione. Eppure, ogni giorno il vulcano potrebbe eruttare di nuovo e divorare case e campi. Se da un lato, grazie a un sofisticato sistema di preallarme, non sussistono pericoli per la vita umana, dall'altro un'eruzione da uno dei quattro crateri della vetta o dagli oltre 200 crateri laterali potrebbe spazzare via in pochissimo tempo non solo qualche casa di villeggiatura abusiva, ma anche il fondamento per la sussistenza degli abitanti della zona. Il magma incandescente fuoriesce dalle viscere della terra a una velocità che può raggiungere anche i 10 m al secondo e una temperatura di circa 1000 °C. Inoltre, il percorso intrapreso dalla lava non è purtroppo calcolabile, e da tempi immemorabili gli uomini hanno sempre cercato di incanalare il flusso lavico.
Quando, durante la grande eruzione del 1991/92, il paese di Zafferana Etnea fu minacciato dal magma, i vulcanologi ricorsero alla dinamite e gli ingegneri fecero scavare dei canali e ammassare dei terrapieni per deviare il flusso lavico. Infine si tentò di disperdere il magma utilizzando dei blocchi di cemento. Molte persone a Zafferana confidarono però soprattutto nell'aiuto della Madonna e organizzarono processioni in suo onore. E così, quando agli inizi di giugno del 1992 la massa incandescente si bloccò a soli 700 m di distanza dalla località, tutti pensarono a un miracolo della Vergine. In ultima istanza però, fu proprio l'Etna a mettere la parola fine a quest'incubo.
Oggi il limite della colata, è segnalato da una statua di Maria ai margini di Zafferana Etnea. Lungo la roccia infreddata è già stata realizzata una nuova strada. Anche durante l'eruzione del luglio 2001 la lava si bloccò ad appena quattro chilometri da Nicolosi, e oggi la strada che collega questa località e il Rifugio Sapienza è di nuovo percorribile.
Per impedire un'attività edilizia selvaggia e la conseguente distruzione del paesaggio, nel 1987 è stato istituito il Parco dell'Etna, con una superficie di quasi 60.000 ettari. Cinque zone con diversi obblighi restrittivi regolano la "convivenza" tra agricoltura e tutela ambientale. Da allora sull'Etna nidificano di nuovo le aquile reali, mentre gli sparvieri e i falchi volteggiano sui deserti lavici. Per gli amanti della natura e gli escursionisti vi sono numerosi sentieri segnalati con vari livelli di difficoltà. La salita sulla vetta è un'esperienza senza pari. In caso di bel tempo è possibile raggiungere la cima da due punti. Importante: fino a maggio inoltrato la vetta dell'Etna è ancora ricoperta di neve. Si consigliano dunque abiti caldi (antivento), scarpe solide e occhiali da sole e si raccomanda di non sottovalutare l'alto dislivello di oltre 3000 m. Il lato sud si raggiunge da Catania passando da Nicolosi, la “porta per l'Etna". Una nuova strada ben realizzata sale con ampi tornanti attraverso la nera massa lavica. Solo il tetto di una casa che spunta da un mare solido di pietra ricorda ciò che giace sepolto sotto il magma. Dal Rifugio Sapienza (1927 m), eccellente struttura turistica aperta nel 1892 nelle immediate vicinanze dei crateri Silvestri, si prende la cabinovia per la stazione a monte, e da lì, con pulmini e fuoristrada, si può arrivare fino a un'altezza di circa 3000 m. Durante il tragitto si passa per la Valle del Bove, dove è possibile osservare le conseguenze delle eruzioni più recenti. La salita ai veri e propri margini dei crateri è vietata a causa del costante pericolo di caduta massi e della fuoriuscita di gas e ceneri. Eppure, anche solo il paesaggio lunare disseminato di piccole pietre tonde (dette lapilli) merita una visita. Qui una vera sorpresa attende i visitatori: migliaia di coccinelle nascoste sotto le pietre in cerca di calore, e, in lontananza, la bocca del cratere che rumoreggia e fuma. Nella devastante eruzione dell'autunno 2002 la stazione a valle di Piano Provenzana (sul lato nord-orientale del vulcano) è stata sepolta dalle colate laviche. Il magma ha tracciato ampie piste anche tra le antiche pinete. Nell'inverno 2004/2005 sono tornati in funzione due skilift, ma dovrà passare ancora del tempo prima che gli sciatori possano lanciarsi di nuovo su entrambi i lati del vulcano.
Intorno all’Etna
Per scoprire la varietà paesaggistica dell'Etna e i graziosi paesini sulle sue pendici, l'alternativa migliore è quella di fare un giro del vulcano, magari con la Circumetnea, una ferrovia a scartamento ridotto degli anni '50. La gita comincia a Riposto e dura circa tre ore. Il punto più alto lo si raggiunge a Bronte (760 m), il paese dei pistacchi. Naturalmente è possibile sostare tutte le volte che lo si desidera. A Giarre passano le coincidenze per Catania e Messina.
Anche una visita in auto (150 km) sarà ricca di fascino. Da Catania, la cui conurbazione si estende già sulle località circostanti, si imbocca la SS 121. A Motta S. Anastasia sorge il primo castello normanno con merlatura, che Ruggero I fece edificare alla fine dell'XI secolo per proteggere l'appena conquistata Catania. Anche il flusso lavico su cui fu eretto l'edificio è interessante da un punto di vista geologico. Sul lato sud è infatti ben evidente la caratteristica lava a colonna. Con ogni probabilità si tratta del camino colmo di magma di un mini-vulcano. Da poco è di nuovo accessibile il castello Normanno di Paternò, caratterizzato da una forma cubica. Dal suo interno ben conservato, (con un salone delle armi e una cappella) si giunge sulla terrazza, che offre una bellissima vista sull'Etna, sui vasti aranceti e sulle coltivazioni di pomodori, principali fonti del reddito locale.
Tra paesi più antichi dell'Etna spicca anche il grazioso Adrano, le cui origini risalgono al Neolitico e al primo periodo dei Siculi. Adranons fu però fondata dai Greci nel 400 a.C., durante il regno di Dionisio I, tiranno di Siracusa. La presenza dei Greci è testimoniata dalle mura costruite con immensi blocchi lavici al margine del centro storico. I ricchi reperti archeologi, tra cui il busto in terracotta di una dea sicula (V secolo a.C.). sono conservati nell'imponente Castello normanno. La navata centrale della vicina Chiesa Madre è sorretta dalle colonne di lava dell'antico tempio di Adrano. Anche il monastero benedettino di S. Lucia risale all'epoca normanna. Dopo il terremoto del 1693 la facciata della chiesa monasteriale fu ricostruita in stile barocco. Una bella testimonianza dell’architettura medioevale è il Ponte dei Saraceni (a 4 km in direzione nord-ovest da Adrano), che si erge con ampie arcate sul Simeto. Una passeggiata verso nord lungo la riva del fiume conduce alle pittoresche gole del Simeto che, come quelle dell'Alcantara, hanno avuto origine dal flusso lavico eroso dall'acqua.
Sulla strada per Bronte gli agrumeti cedono lentamente il passo alle coltivazioni di fichi, ulivi e soprattutto pistacchi. L'odierna località si sviluppò a partire dalla metà del XVI secolo, quando Bronte divenne il centro amministrativo dei borghi vicini. La maggior parte delle chiese del luogo è realizzata in stile rinascimentale. Solo il Collegio Capizzi in corso Umberto, che nel XVIII secolo era un rinomato istituto educativo, ostenta con orgoglio una facciata rococò. Vale la pena visitare anche il Castello Maniace, 13 km a nord di Bronte, il cui nome deriva dal generale di Bisanzio che fece erigere un monastero benedettino sul suolo dove egli, nel 1040, aveva trionfato sui Saraceni. Alla fine del XVIII secolo la proprietà dell'edificio, più volte ricostruito, passò all'ammiraglio Lord Nelson. Nel 1799 il re borbone Ferdinando IV lo nominò duca di Bronte e gli donò il castello come ringraziamento per l'aiuto prestato nella lotta contro la Repubblica partenopea. Oggi, dopo una profonda ristrutturazione, il castello è di nuovo aperto al pubblico. Oltre al curato giardino all'inglese, è degna di nota soprattutto la chiesetta con il portale ogivale e i capitelli figurativi finemente lavorati risalenti all'epoca tardonormanna.
Sulla via per "l'inferno di Randazzo", come lo scrittore siciliano Tomasi di Lampedusa definì il paese a causa del suo clima estremo (soffocante d’estate e piovoso d'inverno), si attraversa l'imponente colata di Santa Venera, caratterizzata da formazioni laviche di tipo pahoehoe, detta anche lava a lastre o a corda. Nonostante la sua vicinanza al cratere del vulcano, Randazzo, il paese nero come la lava, è stato sempre risparmiato dalle eruzioni. Molto più dannosi sono stati invece i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Qui infatti si svolse l'ultima battaglia tra i tedeschi e le truppe alleate. Si consiglia comunque di visitare il grazioso centro storico con portici medioevali (via degli Archi) e tre imponenti chiese che fino al XX secolo hanno rappresentato le tre popolazioni (lombarda, latina e bizantina) stabilitesi in diversi quartieri del paese nel corso del tempo.
Particolarmente bella è la Cattedrale normanna di Santa Maria, le cui absidi si stagliano imponenti verso il cielo. La facciata neogotica e il campanile risalgono al XIX secolo. Da non perdere è anche la Chiesa di San Martino, che vanta ricchi arredi e un campanile ben conservato del XIII secolo. Gli interni sono decorati da quadri della scuola di Gagini e dal polittico (attribuito ad Antonello da Saliba) con scene della vita di Maria. Il castello svevo, che sorge di fronte alla chiesa, ospita il Museo archeologico Vagliasindi, con reperti preistorici, greci e bizantini (soprattutto ceramiche e monete) e una piccola raccolta di burattini.
A est è possibile osservare quanto la desolazione vulcanica e la fertilità siano vicine. Dopo aver attraversato il flusso lavico del 1981 con pezzi di magma raffreddato talora molto aguzzi, la strada costeggia i pendii coltivali a vite dove si producono le uve per il Solicchiata, e poco dopo giunge all'unico campo da golf della Sicilia. Dalla placida Linguaglossa, che probabilmente deve il suo nome a una grande lingua di lava, la strada "Mareneve" conduce a Piano Provenzana sul lato nord.
Prima di ritornare sulla costa, vale la pena fermarsi nel favoloso paesaggio fluviale della Riserva Fiumefreddo. Il fiume nasce sul lato nord-orientale dell'Etna, ma scompare subito sotto la crosta lavica permeabile; per riaffiorare poi soltanto 40 km più a valle. Sulle rive del fiume ghiacciato cresce una flora acquatica affascinante: ranuncolacee, iris acquatici, pioppi tremuli, ma anche papiri.
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