| Le
celebrazioni per gli anniversari della morte di Lorenzo
Lotto, sono delle interessanti occasioni per scoprire
il territorio marchigiano. Impareggiabile pittore rinascimentale,
Lorenzo Lotto ha lasciato infatti nelle Marche una traccia
indelebile e suggestiva della sua arte con dipinti di
grande valore. Per scoprirli si può seguire un
itinerario che si snoda da Ancona a Loreto passando
per Jesi, Cingoli, Mogliano, Monte San Giusto e Recanati.
Seguendo il tracciato a forma di U che collega le diverse
città, si possono ammirare i 23 capolavori nelle
sedi scelte dal Lotto per la loro collocazione.
Il viaggio parte da Ancona, capoluogo della regione
e città ricca di monumenti. La visita può
iniziare da piazza della Repubblica su cui si affaccia
il Teatro delle Muse. Scendendo per via Gramsci, alla
sinistra del teatro, si apre d'improvviso piazza del
Plebiscito con la statua di Papa Clemente XII e due
fontane riccamente decorate di bassorilievi risalenti
ai secoli XV e XIX. Sulla medesima piazza prospettano
anche il Palazzo del Governo, attuale sede della Prefettura,
Palazzo Mengoni Ferretti, il Museo della Città,
la Torre Civica e, nel punto più alto, la settecentesca
chiesa di San Domenico, che custodisce una Crocifissione
del Tiziano e un'Annunciazione del Guercino. Imboccando
via Pizzecolli si incontra Palazzo Bosdari, sede della
Pinacoteca Civica, la cui nascita si deve a un'ingente
donazione di opere da parte del celebre pittore anconetano
Podesti. All'interno sono custodite importanti tele
del Podesti stesso, di Carlo da Camerino, Arcangelo
di Cola e Andrea Lilli, oltre a varie preziose opere
di provenienza veneta. Ma le opere di maggior rilievo
sono La Madonna con Bambino del Crivelli e La Sacra
Conversazione di Lorenzo Lotto. Opera del genio del
Vanvitelli invece sono la chiesa del Gesù, la
facciata di Palazzo Ferretti, magnifico esempio di architettura
cinquecentesca oggi sede del Museo Archeologico Nazionale
e la mastodontica Mole Vanvitelliana di forma pentagonale
antistante le acque del porto cittadino e collegata
a questo da un ponticello. Ma Ancona ha molto da offrire
anche agli amanti della buona tavola: molti i ristoranti
e i locali storici dove concedersi qualche peccato di
gola. In menù spiccano il tradizionale brodetto
e lo stoccafisso all'anconetana, la scelta fra prosciutto
di produzione propria, agnello scottadito, funghi, formaggi
e, solo in stagione, tartufi. Lasciata Ancona si imbocca
la superstrada SS76 Ancona-Roma e la si percorre per
33 chilometri per andare alla scoperta di Jesi e di
altri cinque capolavori del grande maestro veneziano.
Fondata dagli Umbri, passò nelle mani degli Etruschi,
dei Galli e dei Barbari prima di divenire “colonia
civium romanorum”. Attorno all' anno 1130 divenne
libero comune ed è proprio a questo periodo che
risalgono i monumenti più rappresentativi. A
partire dal Palazzo del Signoria oggi sede della biblioteca.
L'edificio poggia con il lato nord-est sulle fondamenta
di un antico teatro romano e venne edificato, tra il
1486 e il 1498, su progetto dell'illustre architetto
senese Francesco di Giorgio Martini, in luogo del preesistente
Palazzo dei Priori. L'elegante facciata in laterizio,
che prospetta su piazza Colocci, ha un doppio ordine
di finestre a croce guelfa mentre, al di sopra del grande
portale d'ingresso, è posta un'edicola rettangolare
decorata con putti e festoni d'alloro con all'interno
un grande leone rampante, stemma della città.
Vale la visita anche il Palazzo del Comune costruito
alla fine del XVI secolo su disegno dell'architetto
Lattanzio Ventura, per ospitare la magistratura cittadina.
Nel suo atrio sono esposti cimeli storici e lapidi mentre,
al primo piano, si trovano la Sala del Consiglio, con
belle prospettive architettoniche dipinte sulle pareti
nel XVIII secolo dall'artista Lorenzo Daretti, la Sala
della Giunta e quella degli Sposi. Ma è a Palazzo
Pianetti che sono conservati i cinque capolavori del
Lotto: la Deposizione, del 1512, L'Annunciazione, del
1525, La Madonna delle Rose, del 1526, La Pala di Santa
Lucia, del 1532 e La Visitazione, del 1533. Il grandioso
edificio, costruito attorno al 1730 su disegno di Cardolo
Maria Pianetti, è una delle più interessanti
creazioni del Rococò italiano. Al primo piano
del palazzo si trova una galleria di stucchi rococò
vivacemente modellati e colorati, rarissimo esempio
nell'Italia centro-meridionale, e una serie di sale
decorate da Placido Lazzarini. Al secondo piano si ammira
una successione di stanze decorate dal fiorentino Bandinelli.
Il Balcone delle Marche
Riprendendo il tracciato della SS76 in direzione Fabriano,
dopo 4 chilometri, si incontra una deviazione sulla
sinistra per la SS502 che conduce a Cingoli. La cittadina
deve il suo soprannome di Balcone delle Marche al famoso
belvedere nascosto dietro la chiesa di San Francesco
che si incontra sul fondo di via Cavour. Affacciata
sulla principale piazza cittadina, intitolata a Vittorio
Emanuele, la seicentesca cattedrale custodisce notevoli
opere d'arte tra cui una rosa d'oro, preziosa opera
di oreficeria, dono di Papa Pio VIII. Sulla medesima
piazza prospetta anche il Palazzo Municipale, risalente
al XII secolo ma restaurato nel corso del XVI. L'imponente
edificio sfoggia una torre dell'orologio romanica. Ristrutturata
recentemente, la chiesa di San Domenico raccoglie invece
varie opere pittoriche tra cui la Madonna del Rosario,
opera del Lotto risalente al 1539. La chiesa e l'annessa
pinacoteca civica conservano inoltre le pale degli altari
e numerosi lasciti di illustri cittadini di grande valore
pittorico, anche se, il più celebre monumento
di Cingoli si trova fuori Porta Pia, ed è la
chiesa romanico-gotica di San Esuperanzio. Lasciata
Cingoli si fa rotta verso Macerata per ricongiungersi
al tracciato della SS78 alla volta di Mogliano. Arroccato
su un'altura a 330 metri sul livello del mare, il borgo
si visita a partire dalla sua Rocca dei Girone di Gentile.
Eretta da Fidesmida, intorno al 1200 in luogo di un
fortilizio preesistente, l'imponente costruzione è
oggi il simbolo del paese. Distrutti e ricostruiti a
più riprese nel corso dei secoli, i bastioni
della Rocca ospitano dal Settecento la Chiesa di Santa
Maria del Suffragio all'interno della quale è
custodita la Madonna in Gloria e Santi di Lorenzo Lotto
risalente al 1548. Girando a piedi per il delizioso
centro storico ci si imbatte in Palazzo Forti. Recentemente
restaurato, l'edificio conserva i sotterranei con archi
e volte originali, le stanze del piano nobile con bei
soffitti dipinti a cassettoni, e l'ultimo piano ora
adibito ad archivio storico e biblioteca. A 15 chilometri
da Mogliano, in direzione Civitanova Marche, Monte San
Giusto custodisce uno dei più importanti capolavori
di Lorenzo Lotto e, più in generale, della pittura
italiana del Rinascimento. Sull'altare maggiore della
chiesa di Santa Maria in Telusiano è esposta
la Crocifissione, databile fra il 1529 e il 1534. Fondata
nel Trecento, la chiesa è stata profondamente
modificata nel corso del Cinquecento per volere del
vescovo Nicolò Bonafede. Al suo interno si ammira
il grande capolavoro del Lotto dov'è evidente
come l'artista abbia ripartito il dipinto in diversi
piani distinti ma al tempo stesso legati fra loro per
unificare la scena (accorgimento utilizzato dal pittore
per molte altre sue opere): l'opera risulta così
un vero capolavoro.
Verso Recanati e Loreto
Una strada tortuosa che corre parallela alla litoranea
A14, conduce agli ultimi due borghi che completano l'itinerario
alla scoperta dei capolavori del celebre maestro: Recanati
e Loreto. Conosciuta soprattutto per il suo insigne
cittadino Giacomo Leopardi che la celebrò nei
suoi versi come natio borgo selvaggio, Recanati ha origini
medievali. La principale piazza cittadina, piazza Leopardi
appunto, oltre al monumento dedicato al poeta, ospita
la duecentesca Torre del Borgo, alta 30 metri, e il
Palazzo Comunale, sede del Museo Beniamino Gigli dove
sono conservati costumi di scena, fotografie e cimeli
del grande tenore recanatese. Per ammirare le tele del
Lotto occorre recarsi nelle sale della Pinacoteca Comunale:
è qui infatti che sono conservati il Polittico
di San Domenico, del 1508, la Trasfigurazione, del 1512,
il San Giacomo Pellegrino, del 1512, e l’Annunciazione,
del 1527-29, quasi certamente l'opera più famosa
e riprodotta del pittore. A chi volesse visitare i numerosi
monumenti cittadini, consigliamo l'acquisto del biglietto
cumulativo Città di Recanati che comprende l'accesso
alla Pinacoteca, al Museo Gigli, alla Torre Civica e
al Museo d'Arte Contemporanea Sant'Agostino. Ultima
tappa del suggestivo percorso del Museo diffuso, come
definito dalle autorità marchigiane, è
la città di Loreto posta a 5 chilometri da Recanati
lungo la SS77. Parcheggiata l’auto fuori dalle
mura castellane, è un piacere perdersi nel centro
cittadino. Una seicentesca fontana arricchisce la magnifica
piazza della Madonna, chiusa a est dall’imponente
basilica intitolata appunto alla Madonna di Loreto.
L'edificio, tra il tardo gotico e il rinascimentale,
vale un'accurata visita. Al suo interno, proprio sotto
la grandiosa cupola, si trova la Santa Casa in cui Maria
ricevette l'annunciazione dall'Angelo. Protetta esternamente
da un rivestimento marmoreo progettato dal Bramante,
conserva al suo interno la famosa Madonnina nera. Da
non perdere il Museo-Pinacoteca della Santa Casa che
raccoglie 8 tele di Lorenzo Lotto, fra cui il San Cristoforo
di impronta votiva, il Battesimo di Cristo, il Cristo
e l'Adultera e l'incompiuto La Presentazione al Tempio,
considerato l'ultimo capolavoro del genio. |