Posizione
geografica
Rapa Nui, o Isola di Pasqua, emerge dalle acque dell'Oceano
Pacifico a sud del Tropico del Capricorno, a 3.700
km dalle coste cilene. L'isola si estende per 162
km2 con una forma quasi triangolare. Lunga 24 km e
larga 11, è nata dalle eruzioni di tre vulcani
(il Terevaka, il Pu A Katiki e il Rano Kau) che hanno
lasciato all'interno distese piatte formate dalla
lava solidificata.
I
pendii dei vulcani sono coperti di un manto verde
tranne nei punti in cui l'erosione provocata da acqua
e vento ha creato profondi canyon.
Le coste sono frastagliate, con scogliere rocciose
alte anche 50 metri a picco sul mare e battute dalle
onde dell'oceano (non c'è infatti barriera
corallina a proteggerle). Nella parte settentrionale
si aprono alcune spiagge sabbiose orlate da palme.
Dal 1935 gran parte del suo territorio fa parte del
Parque Nacional Rapa Nui. La fauna e la flora autoctone
sono scarse; gli unici alberi endemici sopravvissuti
al disboscamento da parte degli indigeni sono il toromiro
e alcune specie di felci. Per quel che riguarda gli
eucalipti questi sono stati importati dagli europei.
Nell'interno si stendono piantagioni di canna da zucchero,
banane, mais, zucche e patate dolci.
Clima
E’ subtropicale, fortemente influenzato dai
venti e dalle correnti oceaniche. E’ gradevole
tutto l'anno ma i mesi più caldi sono gennaio
e febbraio (che coincidono però con l'alta
stagione turistica), quelli più freddi sono
luglio e agosto. La temperatura media nel corso dell'anno
è di 24°C (in estate la massima tocca i
28°C e la minima i 15°C, in inverno questi
valori sono rispettivamente di 22°C e 14°C).
Non esiste una stagione delle piogge; le precipitazioni
sono pioggerelle tropicali (salvo i casi delle piogge
gelide che arrivano dall'Antartico) che si concentrano
a maggio.
Capitale
Dal 1888 l'isola è una provincia della regione
cilena di Valparaìso e il suo capoluogo è
Hanga Roa (unico centro abitato).
Lingua
Ufficiale è lo spagnolo; gli abitanti parlano
il raponui, dialetto polinesiano orientale considerato
un lontano parente del maori parlato sulle Isole Cook.
Le persone che lavorano nel turismo parlano anche
inglese. Una curiosità: gli abitanti dell'isola
hanno mescolato usanze cilene e polinesiane quindi
non è raro sentire alcune frasi in cileno mescolate
al polinesiano.
Religione
Per la maggior parte, la popolazione è cattolica;
la parte di popolazione di origine polinesiana segue
religioni locali.
Documenti
Passaporto valido almeno sei mesi dopo l'ingresso
nel Paese; non serve visto per soggiorni fino a tre
mesi.
Cambio
Per cambiare dollari ed euro ci si può rivolgere
al Banco del Estado (Hanga Roa), che applica una commissione
ragionevole; per i traveller's cheque invece, chiede
una commissione di circa 10 dollari e per anticipo
contante con carta Visa circa 20 dollari (€ 15,20).
Ha anche uno sportello bancomat che funziona però
solo con Mastercard.
Moneta
Peso cileno (1 CLP = €0,0015; 1 € = 677,814
CLP circa); gli esercizi commerciali, le agenzie di
viaggio e di noleggio auto e moto, i residenciales,
accettano i dollari americani e, più raramente,
gli euro. Alcuni ristoranti indicano i prezzi sia
in dollari sia in pesos, ma applicano un tasso di
conversione più basso e quindi pagando in pesos
si risparmia. Ad Hanga Roa ci sono sportelli bancomat
per prelevare contante; è bene comunque avere
sempre del contante con sé per il caso (piuttosto
frequente) che non funzionino gli sportelli ATM e
per risparmiare la commissione che oscilla fra il
5 e il 10% addebitata in caso di pagamento con carta
di credito.
Elettricità
220-240 volt.
Fuso orario
Meno 11 ore rispetto all’Italia.
Descrizione del posto
Te pito o te henuà, ossia l'ombelico del mondo.
Così gli antichi abitanti di Rapa Nui consideravano
la loro isola pensando fosse tutto ciò che
restava dopo il diluvio universale. Oggi sono meno
pretenziosi ma continuano comunque a chiamare il piccolo
lembo di terra emersa nel cuore dell'Oceano Pacifico
“grande isola”. Nella realtà Rapa
Nui (che in lingua polinesiana significa grossa rapa)
è così minuscola (con i suoi 162 km2
e più piccola dell'Isola d'Elba) che su alcune
mappe non è neppure segnata. Su questa lingua
di terra di origine vulcanica, estrema punta orientale
della Polinesia e ultimo
avamposto della civiltà, vivono solo 2.000
persone dedite all’agricoltura, all'allevamento
del bestiame e fortemente legate alle tradizioni che
hanno superato gli oceani del tempo per arrivare ancora
intatte ai giorni nostri. Sebbene il clima sia gradevole
tutto l'anno, il periodo migliore per visitare Rapa
Nui va da aprile a dicembre. A meno di non essere
patiti di escursionismo, meglio evitare luglio e agosto
(fa piuttosto freddo) e l'alta stagione turistica
che va da gennaio a marzo (l'isola è presa
d'assalto dai turisti e le tariffe di hotel, pensioni,
ristoranti e agenzie lievitano), anche se, proprio
a febbraio, si svolge la Tapata Rapa Nui, il tradizionale
festival che merita di essere visto. L'Isola di Pasqua
è uno dei luoghi più isolati e misteriosi
del pianeta: qua e la, fra distese di lava, pendii
verdi e lungo le coste alte e rocciose, spiccano le
sagome dei moai, antiche sculture in pietra raffiguranti
non si sa bene se divinità o altro, trasportate
non si sa come dagli abitanti dell’isola. In
effetti le sculture, appoggiate sugli ahu (grosse
basi di pietra), pesano diverse tonnellate e sono
alte da 90 centimetri fino a 11 metri (le più
alte raggiungono i 20 metri ma sono incompiute e si
trovano nelle cave del vulcano Rano Kao ancora circondate
dagli utensili usati per la loro realizzazione).
Hanga Roa, unica cittadina
Punto di partenza per andare alla scoperta dell'isola
e Hanga Roa, tranquilla cittadina sulla costa sud
ovest dotata di piccolo porto, giardini fioriti, buone
strutture ricettive, discreta selezione di ristoranti,
alcuni bar e persino una discoteca. Avenida Atamu
Tekena è la via principale e corre da nord
a sud fiancheggiata da negozi, ristoranti e un mercato
di artigiani. Avenida Te Pito o Te Henua taglia invece
il centro abitato da est a ovest collegando Caleta
Hanga Roa (dove si trova il porto) alla parrocchiale.
Nella zona di Caleta Hanga Roa si trova anche il locale
ufficio turistico che dà informazioni e dispone
di cartine del villaggio e di mappe dei siti archeologici.
Su Caleta Hanga Roa si affaccia Ahu Tautira su cui
poggiano due giganteschi moai. Sul lato sud di quest'area
si apre Playa Pea, una minuscola distesa di sabbia
candida bagnata dalle acque del Pacifico. Avenida
Policarpo Toro è il lungomare che serpeggia
lungo la costa offrendo scorci affascinanti, mentre
l’aeroporto, dove atterrano i voli provenienti
da Santiago del Cile o da Papeete, si trova nella
parte sud dell'abitato. A nord del villaggio si sviluppa
il quartiere di Tahai dove vale la visita il Museo
Antropologico Sebastian Englert, che racconta la storia
e la cultura della città attraverso copie di
tavolette rongo-rongo, ami di basalto, punte di lancia
in ossidiana, la testa di un moai, le case tipiche
e le case cerimoniali Orongo. Vicino al museo si trova
Ahu Tahai, il sito più fotografato dell’isola:
il sito prende nome dal grande moai centrale senza
copricapo affiancato da altri due moai. Sul lato settentrionale
si erge Ahu Ko Te Riku, su cui è appoggiato
un moai con copricapo e occhi a palla mentre sul lato
opposto si può ammirare Ahu Vai Uri che fa
da base a cinque moai di diverse dimensioni e fogge.
Val la pena di fare una passeggiata e risalire i pendii
delle colline alle spalle per vedere alcuni hare paenga,
case tradizionali a forma di canoa rovesciata cui
si accede attraverso un'unica porta molto stretta.
Altri due luoghi da non mancare sono l’Iglesia
Hanga Roa, la chiesa cattolica dell'isola che vanta
spettacolari intagli in legno (il momento migliore
per una visita è la domenica mattina quando
si svolgono le pittoresche cerimonie locali e il cimitero,
affacciato sul mare e dominato dall'Ahu Tahai. Subito
fuori Hanga Roa, proseguendo sul lungomare verso nord,
si incontra l’Ahu Akapu, una gigantesca piattaforma
in pietra sormontata da un grande moai.
I moai, misteriose sculture
Sull'isola ci sono circa 600 moai, gigantesche statue
in pietra vulcanica costruite come tumuli funerari
e poggianti sugli ahu, piattaforme cerimoniali di
roccia, i moai, simili l'uno all'altro ma pochissimi
uguali, hanno dimensioni variabili (alcuni non superano
i 2 metri, altri arrivano a 21) ma tutti sono stati
scolpiti a faccia in su, in posizione orizzontale
o leggermente inclinata, con le spalle al mare e lo
sguardo rivolto all'interno. I moai riproducono lo
stesso modello (forse un antenato divinizzato, oppure
gli originari abitanti o, secondo un'altra teoria,
extraterrestri che portarono la civiltà al
continente perduto prima del diluvio universale) e
originariamente erano dotati di un copricapo rosso.
Nulla rimane degli scultori che, a quanta pare, abbandonarono
in gran fretta il loro lavoro. E’ certo però
che, per la costruzione e la posa di queste gigantesche
sculture, fossero necessarie una forte motivazione
religiosa, una struttura sociale organizzata e perizia
tecnica. I moai sono sostenuti dagli ahu, piattaforme
formate da diverse rocce tenute insieme da muri di
sostegno e ricoperte, nella parte superiore, da sassi
più o meno piatti, gli ahu si trovano lungo
la costa (dove ne sono allineati circa 350), meno
frequentemente nell'entroterra.
Alla scoperta dell'isola
La piccola isola (è lunga 24 km e larga solo
12) si è formata nel punto in cui la lava di
tre vulcani si è unita dando vita a una lingua
di terra di forma triangolare. Oggi i vulcani, il
Terevaka, il più grande (506 metri), nella
parte nord dell'isola, il Pu A Katiki (400 metri)
e il Rano Kau (410 metri), nella zona sud ovest, sono
spenti e i loro pendii sono ricoperti da un manto
verdissimo tranne nei punti in cui l'erosione ha creato
profondi canyon. Della potenza delle loro eruzioni
testimoniano ancora le vaste distese di lava che coprono
la parte più interna dell'isola. Le si può
vedere da vicino seguendo uno dei tanti sentieri escursionistici
che serpeggiano sull'isola e che si possono percorrere
anche a piedi portando con se una buona scorta di
acqua e cibo insieme a una cartina dettagliata. Quello
più suggestivo è il sentiero che segue
la Ruta Patrimonial, e va dal museo Englert all'Orongo
Ceremonial Village. Il tragitto è lungo 9 chilometri
e si copre in circa 5 ore. Un altro sentiero molto
bello è quello che sale a Terevaka partendo
nelle vicinanze dell'Ahu Akivi. Chi non ama camminare
può noleggiare una mountain bike ad Hanga Roa
e avventurarsi lungo il sentiero che dalla cittadina
porta all’Ahu Tepeu e prosegue fino all'Ahu
Akivi prima di tornare ad Hanga Roa con un percorso
di circa dieci chilometri. In alternativa si può
noleggiare un fuoristrada rivolgendosi ad agenzie,
alberghi e residenciales che li affittano. Attenzione:
i sentieri della parte meridionale dell'isola sono
ripidi e tortuosi ed e meglio non affrontarli senza
una guida esperta. Inoltre sull'isola i cartelli stradali
e le indicazioni sono pressoché inesistenti:
per scoprire l'interno è consigliabile partecipare
alle escursioni organizzate dalle agenzie locali che
hanno il vantaggio di offrire guide di lingua inglese.
Senza dubbio, però, il modo più diffuso
e affascinante per esplorare Rapa Nui è offerto
dalle passeggiate a cavallo (l'isola vanta una lunga
tradizione in questo campo). Molte agenzie di Hanga
Roa noleggiano i cavalli oppure propongono escursioni
guidate a cavallo. Gli itinerari in genere si snodano
nei pressi di Hanga Roa oppure a Orongo, sulla costa
settentrionale, a Terevaka, alla spiaggia di Anakena
e alla Peninsula Poike.
Il Parque Nacional Rapa
Nui
Istituito nel 1935, il parco comprende praticamente
tutto il territorio dell'isola e la maggior parte
dei siti archeologici. Tutta l'area è disseminata
di grotte, caverne, moai e ahu, antichi villaggi abbandonati
e petroglifi (vietato toccare o asportare qualsivoglia
frammento di pietra o salire sugli ahu, venerati dagli
abitanti come luoghi di sepoltura). All’interno
dell’area si snodano moltissimi percorsi (peraltro
poco segnalati) che conducono in siti molto interessanti.
Come Ana Kakenga, due grotte affacciate sul Pacifico,
un paio di km a nord di Tahai, lungo la costa occidentale
e, altri due km a nord, l'Ahu Tepeu delimitata a nord-est
dalla sagoma del vulcano Terevaka e a ovest dalla
costa tormentata formata da scogliere alte anche 50
metri. Subito a est si trovano i resti di un villaggio
tradizionale in cui si scorgono ancora le fondamenta
di grandi hare paenga e i muri delle antiche case
locali di forma rotonda costruite con pietre impilate.
Da questo sito parte una strada asfaltata (ma sconnessa)
che, dalla costa, conduce fino all'Ana Te Pahu, antico
insediamento rupestre dove si aprono grotte create
dalle colate laviche, cui si accede attraverso campi
coltivati a patate dolci e taro. Assolutamente imperdibile
è l'Ahi Akivi, sito restaurato nel 1960 e formato
da sette moai rivolti verso il mare e di grande importanza
astronomica: durante gli equinozi, le statue guardano
tutte verso il tramonto. Un altro punto da non mancare
(e da vedere in una tersa giornata di sole) e il cratere
del vulcano Rano Kau dove si apre un grande lago dai
colori spettacolari al bordo del quale, 400 metri
più in alto, si trova l'Orongo Ceremonial Village
che offre uno dei paesaggi più suggestivi del
mondo. Affacciato su una serie di piccole isole, nel
corso dei secoli XVIII e XIX il villaggio fu il centro
del culto che venerava un uccello collegato alle divinità
di Makemake e Haua; oggi è stato parzialmente
restaurato e offre la vista spettacolare di case fatte
con lastre di pietra sovrapposte orizzontalmente con
tetto arcuato e con ingressi angusti e scavati direttamente
nella pietra. La costa meridionale di Rapa Nui offre
alcuni siti fra i più belli e interessanti.
Come l'Ahu Vaihu, con otto grandi moai riversi a faccia
in giù, l'Ahu Akahanga, con un moai caduto,
e l'Ahu Hanga Detenga, quasi totalmente in rovina,
che conserva due moai divelti. Per vedere il moai
più alto dell'isola (21 metri) bisogna arrivare
al vulcano Rano Raraku, luogo di magica suggestione
dove si ammirano decine di moai in posizione eretta
ma quasi totalmente interrati in modo che solo la
testa sporge dal terreno. A est del Rano Raraku si
erge il monumentale Ahu Tongariki, uno dei più
grandi di Rapa Nui e, poco distante, si possono ammirare
diversi petroglifi di figure tradizionali.
Le tavolette rongo-rongo
Sono tavolette di legno piatte di forma irregolare
e con gli spigoli arrotondati, lunghe da 30 a 50 centimetri
dove sono riportati minuscoli simboli raccolti in
file ordinate. Si tratta della scrittura degli antichi
abitanti dell'isola esattamente come gli antichi egizi
avevano i geroglifici. Soltanto i caratteri rongo-rongo
intagliati su tavolette di toromiro sono arrivati
fino a noi. Secondo la tradizione orale, le tavole
furono portate sull'isola da Hotu Matua insieme ai
saggi che conoscevano l'arte della scrittura e sapevano
leggerle.
La costa nord e le spiagge
L'estremità nord-orientale dell'isola è
occupata dalla Peninsula Poike, un altopiano dominato
dal vulcano estinto Munga Pu A Katiki (400 m). La
parte orientale della penisola è costituita
da una vasta depressione chiamata Fossato di Iko che
taglia la penisola da nord a sud. Lungo la costa nord
di Rapa Nui si incontrano spiagge molto belle e solitarie
bagnate da acque pulite. Come Anakena, una distesa
di sabbia candida e fine orlata da palme, che è
la spiaggia più grande dell'isola, meta degli
abitanti che qui amano fare il bagno. Qui si trovano
ottime attrezzature e un sito archeologico degno di
nota. Si tratta dell’Ahu Ature Huki, che sfoggia
un enigmatico e solitario moai. Fra l'insenatura formata
da Bahìa La Pèrouse e Anakena, si apre
Ovahe, altra spiaggia bellissima e mollo tranquilla
ideale per i bagni di sole. La lingua di sabbia candida
è riparata verso l'interno da un'alta parete
di roccia vulcanica in cui si aprono diverse grotte.
Non solo archeologia...
In genere quando si pensa all' Isola di Pasqua si
immagina un viaggio totalmente dedicato alla natura
e all'archeologia. In realtà le acque limpide
e calde che lambiscono le sue coste sono ideali anche
per fare immersioni, snorkelling e surf. Innanzitutto
grazie alla temperatura che, tutto l’anno, si
attesta su una media di 24°C con massime di 21°C
in inverno e di 27°C in estate. L'assenza di scarichi,
plancton e particelle, poi, garantisce in acqua una
visibilità dai 40 ai 60 metri che consente
di ammirare i fondali disseminati di caverne sottomarine,
grotte, archi rocciosi e una fauna ittica particolare
(anche se non può competere con quella di altri
luoghi del Pacifico Meridionale quanto a varietà
e colori). Bisogna tenere presente però che
la mancanza di barriera corallina, rende piuttosto
difficoltoso raggiungere i vari siti di immersione
concentrati soprattutto lungo la costa occidentale.
Fra questi il più suggestivo è il Motu
Nui raccomandato anche per lo snorkelling.
A tavola
I piatti di Rapa Nui sono simili a quelli dell'America
Latina pur con qualche eccezione. Il piatto tipico
è il curanto, pesce, frutti di mare e frutta
depositati in una sorta di forno sotterraneo (e un
buco nella sabbia in cui vengono poste alcune pietre
a riscaldare) a strati tra foglie di banano e pietre
calde. Il tutto viene poi ricoperto con altre foglie
di banano e lasciato cuocere a lungo. Tra gli antipasti
il più tipico è il centollas, granchi
lessati, il cholgas, molluschi giganti della Terra
del Fuoco cotti sulle pietre, mentre fra i primi piatti
spiccano la cazuela de ave, una minestra di riso cotta
con mais dolce, pollo, fagioli, zucca ed erbe aromatiche,
l’humitas, impasto di farina di mais con cipolle
a pezzetti, peperoni dolci, spezie e formaggio, il
tutto avvolto in foglie di mais e cotto a fuoco lento
nel latte o nell'acqua; o ancora la parillada, pasticcio
di carne e frattaglie cotto alla griglia e servito
con patate e insalata. Fra i contorni, ci sono porotos
grandos, pasticcio di fagioli, mais e zucca a pezzetti
con aglio e cipolle. Non mancano i dolci di cui quello
tradizionale si chiama appunto Pan de Pascua e si
consuma a Pasqua. Si tratta di una torta di frutta
fatta con farina di mais dolce e frutta di stagione.
Il culto dell’uomo-uccello
Questo culto, e l’importazione degli uccelli
sull'isola, viene attribuito a Makemakee, la divinità
suprema di tale culto che prevedeva cerimonie complesse
culminanti in una gara in cui i partecipanti dovevano
riuscire a impossessarsi del primo uovo della Sterna
buscata, la sterna fuligginosa che si riproduceva
sulle minuscole isole di Nui, Iti e Kao Kao, nonché
vicino al Cabo Te Manga. Ciascun partecipante partiva
da Orongo e, scendendo lungo le ripide pareti rocciose
dell'isola, raggiungeva il mare e poi, a nuoto, le
piccole isole. Chi per primo tornava con un uovo della
sterna sarebbe diventato l'uomo-uccello dell'anno
seguente. Se l'uovo fosse stato ritrovato da un hopu
(il sostituto del partecipante), questi avrebbe dovuto
gridare il nome dell'uomo che sostituiva a un uomo
in attesa nelle caverne che si aprivano nella scogliera.
Al vincitore venivano rasate testa, sopracciglia e
ciglia, e veniva tinto il volto di rosso prima che
costui andasse a vivere in una casa costruita appositamente
per l'uomo-uccello. Non si conoscono le ragioni per
cui tale figura godesse presso la popolazione di tanto
rispetto e prestigio: il dato certo è che le
ultime cerimonie per la sua investitura si sono svolte
a Orongo nel 1866 e 1867.
Il Tapata Rapa Nui
Ossia la settimana della grande isola, come la chiamano
con orgoglio gli abitanti. Si tratta di una cerimonia
che ha luogo tutti gli anni a febbraio per commemorare
la scomparsa del re Hotu Matua avvenuta, secondo la
tradizione locale, oltre 900 anni fa. Nei primi giorni
di febbraio i giovani isolani si sfidano in prove
di coraggio e abilità sotto gli occhi dei 2.000
abitanti dell'isola che, alla fine, eleggono il vincitore.
Fra le prove più dure c'è la discesa
a cavalcioni di due tronchi di banano dalla sommità
del vulcano Maunga Pui, vestiti solo con un perizoma
di foglie di banano, con la pelle coperta da uno strato
di argilla e penne azzurre e grigie fra i capelli
(e una pittura di guerra) affrontano i 120 metri di
pendio scendendo a 80 chilometri all'ora. La prova,
insieme ad altre durissime come l'attraversamento
a nuoto del cratere Norongo, la corsa a piedi nudi
attraverso taglienti distese di lava o ancora la corsa
portando caschi di banane, si ripete immutata da secoli
per dare prova di coraggio e virilità e soprattutto
per aggiudicarsi i favori delle donne. La donna in
questione diventa la regina dell'isola non prima però
di aver detto in anticipo il nome del vincitore. Lo
prove di abilità e di forza si susseguono senza
sosta e si protraggono per giorni interi "decimando"
i contendenti. Chi porta a termine tutte le prove
è il re e a lui sono tributati gli onori e
i festeggiamenti che seguono sulla spiaggia di Tongariki,
sotto lo sguardo dei dieci moai, alla luce delle fiaccole
e dei fuochi le donne anziane narrano, cantilenando,
antiche leggende che parlano di amori, tragedie e
guerre. Per ciascuna storia prendono un filo annodato
alle estremità e se lo passano agilmente tra
le dita, a formare figure, immagini che danno vita
alle loro parole. Tutti ascoltano in silenzio, senza
fiatare, soprattutto i giovani perchè sanno
che ogni parola è un tesoro, perchè
la loro storia resterà viva solo se sapranno
ascoltare la voce delle anziane e ripetere ai propri
figli i racconti di un passato mai sepolto.