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Colombia
Corales del Rosario, ultimo paradiso incontaminato.
L'arcipelago si trova 35 km a sud-ovest di Cartagena, città dichiarata dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità per le sue splendide architetture coloniali, ed è formato da 27 isolette coralline circondate dalla barriera più bella dei Carabi.
Un tempo rifugio di pirati e bucanieri che vi nascondevano i tesori trafugati dai galeoni spagnoli, oggi il piccolo arcipelago che emerge dalle acque verdi del Mar dei Carabi, è un paradiso naturale incontaminato e protetto.
Nel 1977 l'area, che si sviluppa per 120 mila ettari, è stata dichiarata Parco Nazionale con il nome di Corales del Rosario. La tutela ha preservato le 27 isole coralline alcune delle quali talmente piccole da ospitare una sola casa dall'assalto del turismo, regalando a questi lembi di terra un fascino selvaggio e unico. Natura rigogliosa, acque cristalline che, si dice, vantino addirittura sette tonalità di colore, barriere coralline tra le più belle ed estese della costa caraibica, rendono queste isole la meta ambita dagli amanti del diving e dello snorkelling. L'isola Grande, l'Isola del Rosario, l’Isola del Tesoro e l'Isola Barù, caratterizzate da vaste lagune coperte di mangrovie, sono le isole maggiori e dispongono di servizi turistici. Da non mancare la sosta a ll’Isola Barù e alla Playa Blanca, una delle spiagge più belle di tutto il parco: la sabbia bianca digrada dolcemente nelle acque cristalline (poiché si trova sulla rotta seguita dalle imbarcazioni turistiche, nel primo pomeriggio è sovraffollata; meglio sostarvi nelle altre ore del giorno). Il Parco include anche le Islas de San Bernardo e l’isoletta di San Martin de Paralajes che ospita l’Oceanario, un grande acquario dove sono ospitati squali, razze e tartarughe e dove viene presentato ogni giorno uno spettacolo con i delfini (una curiosità: i delfini escono in mare aperto e poi tornano la sera a dormire nell'acquario). Base ideale per andare alla scoperta del Parco Nazionale è la magnifica città di Cartagena, dichiarata vent'anni fa dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità per le sue incredibili architetture coloniali spagnole. La città che è diventata il buen retiro di molti musicisti e artisti colombiani conserva un centro curatissimo ed è disseminata di piazze, chiostri e pittoresche stradine fiancheggiate da case con le facciate color pastello e alcuni boutique hotel, piccole e caratteristiche strutture alberghiere composte al massimo da una decina di camere. Dal principale molo della città partono quotidianamente escursioni di un'intera giornata con un percorso che raggiunge il mare aperto attraverso lo Stretto de Bocachica passando fra due fortificazioni spagnole, la Batéria de San José e il Fuerte de San Fernando e navigando tra isolotti che spuntano dalle acque di un incredibile colore verde. In genere le escursioni sono effettuate con grandi imbarcazioni dotate di toilette che impiegano circa tre ore per arrivare all'acquario. In alternativa ci sono barche più piccole che raggiungono le isole più velocemente e possono navigare anche molto vicino alla barriera corallina. Chi vuol navigare in piena autonomia, può invece noleggiare delle imbarcazioni con motore fuoribordo, equipaggiate per la pesca e anche per lunghe escursioni tra le isole dell'arcipelago. Queste sono dotate di due uomini di equipaggio, toilette e cucina. Sono imbarcazioni sicure e confortevoli di produzione europea che garantiscono un buon confort anche per diverse ore di permanenza. Per chi volesse invece pernottare sull'Isola Grande ci sono 6 hotel, mentre sulle isole minori gli abitanti affittano bungalow o le loro case. Uno spunto in più per visitare Cartagena è il Festival internazionale del cinema e della televisione, in programma generalmente a marzo, omaggio al premio Nobel per la Letteratura Gabriel Garcia Marquez.
Paradisi sommersi
L'arcipelago del Rosario è una delle mete ideali per gli amanti delle immersioni e dello snorkelling: acque limpidissime con visibilità da 24 a 30 metri e a vote fino a 60, calde tutto l'anno (attorno ai 26°C) e calme (grazie alla presenza della barriera corallina e all'assenza di fiumi che si gettano in mare), che custodiscono fondali spettacolari dove vivono 52 specie di coralli, 45 di spugne, 197 di molluschi, 170 di crostacei, 35 di stelle marine, 215 di pesci dalle fogge e dai colori più vari. Molti i punti di immersione nei pressi della barriera corallina, dove nuotare fra tartarughe giganti, delfini, razze e mante. I biologi della zona, che lavorano per la tutela del Parco, hanno individuato vari siti, tutti raggiungibili in barca, fra cui i più famosi sono La Montana, Las Botellas de Daguet, El Aparecido e Imelda y Pavitos. Per i sub più esperti ci sono immersioni notturne.
San Andrés e Providencia
A circa 750 chilometri verso il nord-ovest della terraferma colombiana, a 50 minuti di volo da Cartagena, emerge il piccolo arcipelago di San Andrés e Providencia, costituito da due gruppi di isole maggiori, quello meridionale di cui l'isola principale è San Andrés, quello settentrionale, 90 km a nord di San Andrés, il cui centrò più importante è Providencia, e da una miriade di cayos, isolotti che punteggiano tutta la zona antistante l’arcipelago. Di questi i più grandi sono Cayo Bolìvar, 30 km a est di San Andrés, e i Cayos di Albuquerque, 50 km a sud. Del loro passato intriso di storie e leggende che narrano di pirati, corsari e filibustieri, conservano tutto il fascino misterioso. La loro è una storia diversa da quella del resto del Paese: colonizzate nel XVII secolo da puritani inglesi e da boscaioli giamaicani questo spiega perchè gli abitanti ancora oggi conservino usi e tradizioni inglesi le isole furono cedute nel 1793 dall'Inghilterra alla Spagna che ne ottenne la sovranità e, nel 1822, con la affrancatura dei territori del continente, anch'esse furono annesse allo stato che allora si chiamava Gran Colombia. Oggi questa manciata di isole, dipartimento autonomo, è un vero paradiso naturale dichiarato dall' Unesco nel 2000 Riserva della Biosfera con il nome di Sea Flower in onore della prima imbarcazione che portò i puritani inglesi sull'isola. Oltre alle isole, la riserva comprende una fascia marina di 300 mila km2, pari a circa il 10 per cento dell’intero Mar dei Caraibi. Le acque verdi con visibilità dai 25 ai 33 metri di profondità e la barriera corallina lunga 40 chilometri, sono un richiamo irresistibile per gli amanti del diving e dello snorkelling. San Andrés, la più grande, con i suoi 27 km2 di superficie (12.5 km di lunghezza e 3 di larghezza) è l'isola più estesa dell'arcipelago. Il suo territorio, prevalentemente piatto l'altitudine massima tocca gli 85 metri con una catena di colline che attraversa l'isola da nord a sud è per gran parte coperto di palme da cocco tra cui, durante la stagione delle piogge, scorrono piccoli torrenti. Il centro principale dell'isola, e anche capoluogo dell'arcipelago, è San Andrés, chiamata dagli abitanti El Centro. Nel centro storico, dove alle architetture moderne si alternano le poche abitazioni tipiche dell'isola, sono concentrate le principali attività commerciali e turistiche. La spiaggia principale di San Andrés, conosciuta anche con il nome di Sprat Bight, è una striscia di sabbia candida di origine corallina lunga 450 metri, da cui partono le barche che portano alla scoperta dei tanti cayos tra cui, da non mancare, a 1.5 km a nord della città, il Parco Regionale Johnny Cay, un isolotto corallino coperto da palme da cocco e circondato da una splendida spiaggia di sabbia candida tra le più belle dell'intero arcipelago. Lo si raggiunge in barca oppure con la crociera a bordo di un'imbarcazione con ampie finestre panoramiche nello scafo che permettono di osservare la vita sottomarina e che parte due volte al giorno dalla spiaggia per un giro di un'ora e mezzo alla scoperta dei vari cayos e della barriera corallina. Dalla cittadina, dove sono concentrati oltre i due terzi della popolazione totale dell’arcipelago, si snoda una strada panoramica asfaltata che, con i suoi 30 km di lunghezza, compie il giro completo dell'isola. Dalla strada si dipartono poi altre strade minori che portano verso l'interno. Val la pena di seguire quella che, dall'aeroporto, conduce a El Cliff, una parete rocciosa alta 50 metri che offre una vista spettacolare sull'isola e sulle barriere coralline circostanti. Lungo la costa orientale si trova San Luis, la seconda cittadina dell'isola che conserva ancora alcune case di legno in stile tradizionale e vanta una bella spiaggia e buone attrezzature turistiche. Al largo del tratto costiero, a nord di San Luis, accanto a Cayo Haynes, emerge l'Acuario, un minuscolo cayo molto frequentato dai turisti per le sue acque trasparenti ideali per lo snorkelling. Tra San Andrés e San Luis, nell’entroterra, si trova La Loma, la cittadina più tradizionale dell'isola dominata dalla chiesa battista del 1847 (la prima realizzata sull'isola) in gran parte ricostruita nel 1896 con legno proveniente dall'Alabama.
Lungo la costa occidentale dell'isola la tappa d'obbligo è la Cueva de Morgan, una profonda grotta corallina che comunica con il mare attraverso una serie di gallerie e dove, racconta la leggenda, il pirata omonimo avrebbe nascosto i suoi tesori. La grotta è lunga 120 metri ed è sempre allagata: se ne vede solo l'imbocco. Proseguendo verso sud e superata la Rada El Cove, una profonda baia, si arriva a La Piscinita, chiamata anche West View, una spiaggia lambita da acque calme e cristalline, dotata di punto noleggio attrezzature per lo snorkelling e ristorante che serve cucina locale: sopa de cangreyo, ossia zuppa di granchio, el rondòn, un piatto tipico di queste isole fatto con latte di cocco, pesce, banana e altri ingredienti appena scottati e amalgamati con farina, e ancora molluschi e aragosta. Procedendo verso sud si raggiunge l'Hoyo Soplador, ossia buco che soffia, un piccolo geyser che, all'arrivo dell'alta marea e grazie alla brezza che spinge le onde attraverso gallerie sotterranee scavate nella roccia, spruzza acqua a 20 metri di altezza da un buco naturale che si apre nella roccia corallina.
Per andare alla scoperta dell'entroterra si può salire a bordo dei colorati autobus locali che partono dal centro di San Andrés ogni 15 minuti e fanno il giro dell'isola per poi seguire le strade verso l'interno fino a El Cove. Un’ alternativa più divertente è il giro turistico a bordo del Tren Bianco, un treno trainato da un trattore camuffato da locomotiva che copre 1'intero percorso in 3 ore e parte ogni mattina. In ogni caso gli alberghi dell'isola offrono sia il noleggio di auto, moto e bici, sia gite ed escursioni nell'interno e in barca, alla scoperta delle altre isole e dei cayos. Grazie alla barriera corallina lunga 32 km, sono molti i siti per le immersioni e i centri diving.
Providencia, paradiso perduto.
90 km a nord di San Andrés, la piccola isola (17 km2), da sempre nota con il nome di Old Providence, è anche la più antica dell'arcipelago. E’ la meno turistica: i 400 abitanti sono molto tranquilli, legati alle tradizioni, bilingue e molto religiosi. Su quest'isola di origine vulcanica non ci sono strutture turistiche e automobili ma solo pace e tranquillità. L'interno, montuoso, ricoperto da boscaglia e macchie di foresta promiscua, raggiunge la massima altitudine con El Pico (320 metri) e digrada dolcemente verso la costa punteggiata di altissime palme. E proprio lungo la strada che segue il tracciato costiero per 18 km, nei piccoli villaggi dalle caratteristiche case in legno dipinto, è concentrata la popolazione. Sulla punta nord occidentale dell'isola si trova Santa Isabel, il capoluogo, dove si trovano piccoli alberghi che offrono sistemazioni economiche e alcuni ristoranti che valgono la sosta. Un ponte pedonale in legno, noto come il Ponte degli Innamorati, sospeso sopra il canale Aury e lungo 100 metri, collega la cittadina a Santa Catalina, un'isoletta di un km2 dove vivono solo 300 persone dedite alla coltivazione delle piante da frutto e dove ci sono alcune splendide spiagge deserte. Solo 2 km a sud di Santa Isabel si trovano Pueblo Viejo, un caratteristico villaggio dove il tempo sembra essersi fermato, e, ancora più a sud, San Felipe e Aguadulce, la cittadina meglio attrezzata dal punto di vista turistico di tutta l’isola. La località è attraversata da una sola strada fiancheggiata da alberghi, ristoranti, negozi di artigianato, agenzie di viaggio e centri diving. Le spiagge principali dell'isola, molto belle ma piccole e strette, sono a Bahìa Aguadulce, Bahìa Suroeste e Bahìa Manzanillo, sulla punta meridionale. Da non perdere le escursioni nell'interno dell'isola per ammirare la fitta vegetazione in cui si muove un numero impressionante di lucertole variopinte. Attenzione, però, a non toccare gli arbusti dalle spine a forma di corna: al loro interno, infatti, vive una varietà di formiche il cui morso è molto doloroso. Da poco è stato aperto un sentiero lungo circa 800 metri che parte da Maracaibo e si snoda nell’interno. Da Casabaja parte invece un altro sentiero riservato soltanto ai più allenati che sale fino a El Pico, il punto più alto dell'isola. E’ consigliabile percorrerlo con una guida oppure prendere parte a un'escursione organizzata. In alternativa, si può seguire la costa o scoprire le bellezze dell'entroterra con passeggiate a cavallo. Chi, invece, ama fare diving e snorkelling qui può contare su un buon numero di centri specializzati sia per la prima sia per la seconda attività.
La McBean Lagoon
A 20 minuti di volo da San Andrés, è un'area protetta di 10 km2 che occupa la parte nord-est dell'isola di Providencia, il Parque Nacional McBean Lagoon è stato istituito nel 1977 per tutelare il delicato ecosistema. Dei 995 ettari di area protetta, 905 sono costituiti da zona marina mentre i rimanenti 90 ettari comprendono l'area terrestre. Il Parco include sia la McBean Lagoon sia i cayos del los Tres Hermanos e il Cayo Cangrejo, due isolotti coperti di fitta vegetazione e circondati da acque trasparenti. Le principali attrattive del parco sono la laguna con acque che hanno ben sette tonalità di colore, e i boschi di mangrovie, bianche, rosse e gialle, che circondano tutta l'area con il compito di proteggere una porzione dei banchi corallini della barriera. Nella vegetazione che ricopre l'area, prevalgono cespugli con spine coniche simili a creste di gallo all'interno delle quali vivono formiche voraci. Sui cayos predomina una vegetazione particolare: sul Cayo Cangrejo prevalgono cespugli di icaco e palme da cocco, sui Cayos de los Tres Hermanos si trovano ficus dove nidificano esemplari di fregate. Per quel che riguarda la fauna questa è costituita da un numero impressionante di lucertole di cui 10 specie terrestri, 8 marine e 56 specie marine e terrestri migratorie. Sotto il pelo dell'acqua pullulano spugne, molluschi, crostacei e granchi. Durante la migrazione dei granchi, che avviene in maggio e in giugno e dura da una a due settimane, le strade vengono bloccate per permettere ai granchi di attraversarle senza pericolo. Al parco si accede con il sentiero che si snoda sui pendii della Maracaibo Hill mentre ai due isolotti si arriva in barca (da San Andrés 8 ore). Nel Parco non ci sono strutture ricettive ed è consigliata la visita accompagnati da guide autorizzate. Non si possono raccogliere conchiglie, coralli, materiali vegetali o minerali. Basta con i luoghi comuni
E non soltanto perchè gli arcipelaghi colombiani sono destinazioni non toccate dalle solite rotte turistiche e dunque veri paradisi tutti da scoprire, ma anche e soprattutto perchè è il momento di fugare dubbi e preoccupazioni circa la sicurezza di chi affronta un viaggio in Colombia. In effetti negli anni passati, notizie circa rapimenti, narcotraffici e guerriglia, avevano destato serie preoccupazioni in chi doveva raggiungere questo Paese e seriamente compromessa l'immagine della Colombia. Il risultato dal punto di vista turistico è stato drammatico: i viaggiatori preferivano altre destinazioni, ma questo, al contempo, ha fatto si che molti luoghi meravigliosi siano rimasti quasi sconosciuti e dunque intatti. Storie di violenze e di droga sono il passato. Oggi la situazione è decisamente tranquilla e sicura.
Naturalmente valgono le solite raccomandazioni relative alla prudenza: non avventurarsi da soli nelle zone più interne del Paese o nei quartieri malfamati della città, specialmente di notte; non ostentare gioielli, denaro e oggetti di valore; non lasciare macchine fotografiche e cineprese incustodite; non accettare sigarette, dolci o cibi da sconosciuti perchè il rischio che si corre è quello di ingerire, senza saperlo, il burundanga, una sostanza stupefacente che annulla la volontà; portare sempre con sé il passaporto e non la fotocopia che, in Colombia, non ha valore legale; non avventurarsi nelle zone più impervie e nelle campagne con calzature aperte, onde evitare il rischio di essere morsicati dai serpenti; non andare alla scoperta di zone poco conosciute se non accompagnati da guide ufficialmente riconosciute e autorizzate. E, a proposito di guide: sulle spiagge di Cartagena e degli arcipelaghi è facile incontrare personaggi che propongono gite da sogno sulla loro barca, salvo poi non presentarsi al molo all'ora concordata e sparire con i soldi.
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